Archivi per la categoria ‘Energie Rinnovabili’
Appello a Napolitano: «Salvi l’energia solare»
RINNOVABILI. Le associazioni di categoria chiedono al Capo dello Stato di non firmare il decreto: «È incostituzionale». Legambiente si rivolge a Bruxelles. Le banche: «Da oggi chiudiamo i rubinetti».
Alessandro De Pascale
Le ultime a lanciare l’allarme, per il decreto sulle rinnovabili approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, sono le banche. Pio Forte di Unicredit leasing, specializzato in finanziamento alle energie pulite, annuncia la «riunione di un comitato strategico per valutare l’impatto del provvedimento», entro il 16 marzo. «Il mondo bancario è preoccupato, le banche si sono fermate e i primi effetti si avvertono già da oggi», aggiunge. Per Maurizio Flammini, presidente di Pmitalia (Associazione piccole e medie imprese), «la conseguenza di questa instabilità sarà un immediato freno agli investimenti già previsti con le relative ripercussioni sulle aziende fornitrici e su migliaia di lavoratori.
In un momento così difficile per la nostra economia ci sarebbe bisogno di sostenere le imprese e non di frenarle». Le principali associazioni di settore, che bocciano senza mezzi termini il testo approvato dal governo, sono sul piede di guerra e parlano di una scelta «irresponsabile del governo». Per Valerio Natalizia, presidente del Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), tra i primi effetti c’è «il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria (oltre 10mila unità dirette), il blocco delle assunzioni e degli investimenti per oltre 40 miliardi di euro, lo stop degli ordinativi in corso per un valore di circa 8 miliardi e dei contratti già stipulati per circa 20 miliardi».
Tanto che Gifi, Aper (Associazioni produttori energie rinnovabili), Asso Energie Future e Asso Solare, scrivono al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, chiedendo «non firmi il decreto», perché presenta «profili di incostituzionalità». E qualora il testo dovesse essere promulgato, annunciano manifestazioni di piazza e ricorsi, anche in sede europea. Li seguirà l’avvocato Stefania Piscitelli, esperta in diritto amministrativo, energia e infrastrutture, che bolla come incostituzionali «almeno quattro punti del decreto».
L’articolo 25 «viola un enorme numero di norme costituzionali», riguardo «alla riduzione da tre anni a tre mesi dei tempi per poter ricevere gli incentivi», attacca la Piscitelli. «Violata anche l’intesa con le Regioni» raggiunta su «un testo diverso» da quello approvato dal Cdm. Come già contestato dagli esperti di Sos Rinnovabili (oltre 14mila firme raccolte, tra cui di 70 parlamentari), ci sarebbe inoltre «un eccesso di delega» con riferimento all’articolo 76 della Costituzione, perché l’unico mandato del governo era «recepire nel nostro ordinamento una direttiva europea».
Anche Legambiente chiederà alla Commissione europea di verificare la conformità del decreto: «Appare folle e miope – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale – che al contrario di quello che sta accadendo in tutti gli altri Paesi europei, in Italia non si vuole favorire un reale e concreto abbattimento delle emissioni climalteranti e della CO2, attraverso una green economy che abbia le fonti rinnovabili come strumento essenziale di innovazione e sviluppo».
Fonte:terranews.it
ENERGIE RINNOVABILI, LEONI (WWF): “L’ITALIA STA PER ‘SPEGNERE’ IL SUO SOLE’
(IRIS) – ROMA, 28 FEB – Dichiarazione di Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia, alla conferenza stampa delle aziende delle energie rinnovabili e associazioni ambientaliste di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico
“Il decreto legislativo ‘blocca-solare’ proposto dal dicastero dell’economia, che vuole porre un ‘tetto’ al fotovoltaico e bloccarne gli incentivi, fa’ andare l’Italia in controtendenza rispetto al mondo intero: così spegneremo il ‘nostro’ sole e tutta l’economia, ancora giovane, che ruota intorno alle rinnovabili. Una mossa in controtendenza rispetto al mondo intero che ormai punta sulla green-economy con grande sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, ma soprattutto rispetto alla politica energetica indicata dall’Unione Europea che si è posta l’obiettivo di almeno il 20% al 2020 di copertura da fonti rinnovabili dei consumi di energia, un obiettivo sostenibile solo con il concorso di tutti i paesi”.
“Come dichiarato nel nuovo rapporto dell’UNEP (programma Onu per l’Ambiente) investire circa l’1,25% del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, potrebbe
tagliare la domanda di energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050.
Anche il recente Energy Report, lanciato dal WWF insieme a Ecofys, ha dimostrato come entro il 2050 il fabbisogno di elettricità, trasporti, energia industriale e privata potrebbe essere soddisfatto dalle energie rinnovabili, con un uso solo residuale e isolato di combustibile fossile e nucleare, riducendo così in modo drastico le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici”.
“Fornire energia sicura, accessibile e pulita nella quantità richiesta richiede uno sforzo globale, simile alla risposta globale alla crisi finanziaria mondiale. Ma i benefici saranno maggiori nel lungo termine e i risparmi dovuti ai costi inferiori bilanceranno tutti i nuovi investimenti in energia rinnovabile ed efficiente entro il 2040; i risparmi, in uno scenario “business as usual”, ammonteranno a circa 4 miliardi di euro, dovuti solo al minor costo dell’energia entro il 2050.
Altri benefici verrebbero dalla diminuzione dei conflitti per la sicurezza energetica, fuoriuscite inquinanti e interruzioni di rifornimento che si verificano quando ci si procura combustibili fossili in esaurimento in zone a rischio politico o ambientale, come dimostrano gli scenari di questi giorni”.
Fonte:irispress.it
Protesta ambientalisti, no decreto ‘blocca-solare’
Le associazioni pro ambiente temono uno stop della marcia dell’Italia verso la crescita delle energie rinnovabili
ROMA – Gli ambientalisti ed aziende delle energie rinnovabili temono uno stop della marcia dell’Italia verso la crescita di queste fonti. Domani manifesteranno di fronte al ministero dello Sviluppo economico, tentando di fermare quello che ritengono un decreto ‘blocca-solare’, le cui norme dovrebbero giungere sul tavolo del pre-consiglio dei ministri di martedì prossimo. Secondo le associazioni – tra cui Legambiente, Wwf Italia, Kyoto club, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, insieme con le aziende del settore – in questo modo non sarebbe possibile offrire un ‘eco-futuro’ all’energia italiana. La richiesta sarà pertanto di fermare questo decreto legislativo (che arriva anche in attuazione della direttiva 2009/28/CE).
Al cuore del provvedimento in questione, proposto dal dicastero di Via Veneto, c’é l’intenzione di porre un ‘tetto’ al fotovoltaico, un limite, presumibilmente 8.000 Megawatt (Mw) – pari a circa 6 volte in meno rispetto a quello fissato dalla Germania – riferito alla potenza installabile oltre cui non è possibile andare. Inoltre, c’é in ballo la revisione del sistema degli incentivi, i quali, secondo il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, hanno avuto un impatto molto pesante. Dal 2000 al 2010, secondo i dati diffusi dallo stesso ministro in settimana, sono stati pagati 20 miliardi in bolletta per aggiungere un 4% di energia rinnovabile. Anche l’Autorità per l’energia elettrica e il gas – nella relazione inviata al Parlamento – ha messo in evidenza quanto le bollette degli italiani siano ‘condite’ da una quota dedicata alle “rinnovabili”, a causa di “un sistema di incentivi, tra i più profittevoli al mondo”, con un impatto crescente: dai 2,5 miliardi di euro del 2009 ai 3,4 del 2010, fino ai 5,7 miliardi stimati per il 2011 in assenza di interventi. Più in generale, sono tre i punti chiave indicati dall’Authority su cui lavorare: la necessità di regole certe, le misure anti-speculazione, e i meccanismi di mercato.
A detta delle associazioni ambientaliste, il provvedimento conterrebbe anche lo stop “a qualsiasi incentivo dopo il 2014″, il taglio del “30% retroattivo agli incentivi all’eolico”, e “incomprensibili sistemi per i nuovi impianti”, legati perlopiù al meccanismo delle aste al ribasso, tenendo però in considerazione la potenza da installare (aste a partire dai 5 Mw per i nuovi impianti). La ricaduta in termini occupazionali – stima Asso energie future, l’associazione dei produttori – riguarderà circa 120.000 lavoratori nel fotovoltaico, con effetti ‘energetici’ su 160.000 famiglie. Quanto all’obiettivo del 17% di energia ‘pulita’ al 2020, Romani ha detto di dedicare “grande attenzione” al problema delle speculazioni.
Fonte: ansa.it
AMBIENTE: 76% ITALIANI PAGHEREBBE BOLLETTA PIU’ CARA PER RINNOVABILI
(ASCA) – Roma, 24 feb – Il 76% degli italiani dichiara di essere disposto ad accettare aumenti sulla bolletta elettrica (in media fino a 30 euro in piu’ all’anno) purche’ finalizzati ad incentivare la produzione dalle fonti di energia rinnovabili.
E’ quanto emerge dal 6* Rapporto MOPAmbiente sulle opinioni dei cittadini sull’ambiente e l’energia – condotto da Eurisko GfK e promosso da RISL, societa’ che opera nel settore delle relazioni istituzionali e studi legislativi.
La ricerca presentata oggi a Roma evidenzia come in generale gli italiani attribuiscono al tema delle energie rinnovabili grande importanza e valore, non solo in termini economici. Si conferma infatti l’elevata attenzione ai temi ambientali da parte dell’opinione pubblica: ”l’indice di sensibilita’ ambientale” si attesta a quota 69 (su scala 0-100) sui livelli massimi dall’inizio del Progetto avviato nel 2003, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, in collaborazione con il gruppo ERG. Nel rapporto e’ stato approfondito anche il tema della responsabilita’ sociale d’impresa che risulta sempre piu’ rilevante agli occhi dei consumatori. In particolare una larga maggioranza degli italiani (70%) e’ favorevole al sostegno economico alle imprese che operano e producono in maniera socialmente responsabile. Il 61% degli intervistati pensa che produrre in maniera responsabile significhi in primo luogo ”rispettare l’ambiente”, ma anche ”contribuire allo sviluppo dei territori e delle comunita”’ e ”comunicare in modo trasparente”.
L’assunzione di responsabilita’ ambientale da parte dei consumatori e’ espressa anche dal 66% dei cittadini intervistati che ritiene utile l’incentivo diretto ai consumatori (come quelli previsti per la rottamazione) per ridurre il costo di acquisto e gestione delle auto elettriche; mentre il 30% ritiene che sarebbe piu’ utile l’incentivo alle industrie del settore per lo sviluppo di nuove tecnologie.
Infine alla domanda ”chi dovrebbe informare i cittadini su tematiche ambientali relative ai temi dell’energia”, gli italiani hanno risposto: il 33% ritiene che debbono essere le istituzioni/amministrazioni pubbliche (Enti centrali e locali, comuni, province, regioni), l’8% sostiene che siano le aziende che gestiscono gli impianti di distribuzione/produzione di Energia, e il 59% sottolinea che debbono essere congiuntamente le istituzioni e aziende che gestiscono gli impianti.
Libia:Greenpeace, più rinnovabili riducono impatto crisi geopolitiche
Roma, 23 feb. – (Adnkronos) – La crisi in Libia e le sue ripercussioni nelle forniture di petrolio e gas al nostro Paese “dimostrano, ancora una volta, quanto le energie rinnovabili siano fondamentali anche per migliorare la sicurezza negli approvvigionamenti energetici in Italia”. Così Greenpeace interviene sull’attuale scenario della Libia sottolineando come le energie verdi possano ridurre l’impatto delle crisi geopolitiche. “Le fonti rinnovabili sono le uniche in grado di aumentare l’indipendenza dall’estero e ridurre l’impatto di possibili crisi politiche nei Paesi produttori”, sottolinea Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
Quasi tutto il petrolio e il gas, ricorda l’associazione ecologista, provengono dall’estero e ancora nel 2010 la bolletta energetica ha pesato per oltre 51 miliardi di euro nelle tasche dei cittadini italiani. E questo vale del resto anche per l’uranio che dovrebbe alimentare le centrali nucleari previste dal Governo.
“Questa situazione rende ancor più assurda la campagna contro le rinnovabili in corso nel nostro Paese. Il Governo – continua Belli – dovrebbe rivedere, anche per questo motivo, la sua proposta di Decreto sulle rinnovabili che, di fatto, renderà molto difficile lo sviluppo di una filiera nazionale dell’energia solare fotovoltaica ed eolica. Fonti energetiche che, in questi ultimi anni, sono finalmente decollate anche in Italia”.
Fonte : http://www.libero-news.it
Fotovoltaico: super efficienza negli ultimi modelli americani
Il nome della Amonix, probabilmente, dirà ben poco anche ai più attenti lettori delle news eco-energetiche. Presto però la ragione sociale di questa compagnia americana potrebbe divenire ben più familiare, visto e considerato che – grazie ad una collaborazione con il Laboratorio nazionale per le energie rinnovabili (NREL) statunitense, la compagine sta mettendo a punto unpannello fotovoltaico super efficiente che potrebbe avere rapida diffusione internazionale.
Il pannello fotovoltaico della Amonix si baserebbe infatti su una tecnologia in grado di rendere l’impianto talmente efficiente da consentire la produzione dienergia pulita ad un costo molto vicino a quello relativo alla produzione di elttricità da fonti energetiche convenzionali.
L’efficienza dell’impianto fotovoltaico della Amonix sarebbe maggiore del 50% rispetto a quella dei suoi concorrenti di generazione precedente, grazie a una nuova struttura che gli ha permesso di battere i record di convenienza diproduzione eco-energetica.
Il pannello fotovoltaico Amonix sarà disponibile con una potenza di 53 kW, e con un sistema di montaggio in grado di poter seguire il movimento del sole mediante rotazione.
Nasce il “Comitato Padovano Vota Sì per Fermare il Nucleare”
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Hanno scelto la giornata dedicata all’energia pulita e al risparmio energetico – “M’illumino di meno”- per costituire “Comitato padovano vota Sì per fermare il nucleare”. Mercoledì 16 Febbraio, presso la sede di Legambiente Padova si sono riuniti esponenti di molte delle associazioni e organizzazioni che il 3 febbraio scorso hanno costituito a livello nazionale il Comitato referendario contro il nucleare: ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF. Il comitato è aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo e per i prossimi giorni si attendono altre adesioni di organizzazioni, singoli cittadini ed esponenti di tutte le forze politiche. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico. Il nucleare è inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese. Per aderire scrivi una mail a circolo@legambientepadova.it |
Il fotovoltaico cresce del 160%
LONDRA – Un vero e proprio boom: il settore fotovoltaico in Italia ha registrato un incremento del 160% della potenza installata lo scorso anno e in totale la potenza delle energie rinnovabili ha superato i 30 gigawatt. Lo ha rivelato ieri Emilio Cremona, presidente del Gestore dei Servizi Energetici (Gse) a Londra a un seminario sull’energia solare.
Sul fronte delle energie rinnovabili, e in particolare nel settore fotovoltaico, l’Italia ha fatto passi da gigante e per questo viene considerata un esempio da seguire per la Gran Bretagna, che è indietro di qualche anno. Per questo la sala del seminario londinese “Focus on Solar Energy”, organizzato da Next Energy Capital, ieri era stracolma.
«È uno dei pochi settori – afferma Stefano Sommadossi, co-Ceo di Next Energy, merchant bank londinese specializzata nelle rinnovabili – che attrae investimenti consistenti ed è un settore di export potenziale per le imprese italiane. Nei prossimi dieci anni 2.900 miliardi di euro verranno investiti in energie rinnovabili e l’Italia rappresenta il 9%, circa 265 miliardi. E’ una grande opportunità».
Anche secondo Cremona, al di là dei progressi fatti, restano grandi opportunità di sviluppo in Italia, che potrà essere «terra di passaggio per l’energia che viene dal Nord Africa e passando dalla Sicilia va verso i grandi consumatori del Nord Europa». Venti Comuni, molti dei quali siciliani, hanno aderito all’iniziativa “Sostenibile” di Next Energy per produrre energia pulita, rendere il proprio territorio energeticamente indipendente e diventare poi esportatori di energia. Un altro progetto che sta a cuore a Gse è Corrente, una rete ad adesione volontaria (sarà presentata l’8 marzo in un convegno a Borsa Italiana) aperta alle nostre imprese delle rinnovabili che puntano a “fare sistema” per competere all’estero. Già 600 le adesioni.
Di recente molti investitori, come il colosso del private equity Terra Firma, sono stati attratti dai forti incentivi garantiti dall’Italia. Ora la situazione è in evoluzione. «Credo – ha detto Cremona – che l’Italia debba ridurre gli incentivi nel solare, bisogna trovare un giusto compromesso e pensare alle bollette». Anche secondo Michael Bonte-Friedheim, co-Ceo di Next Energy Capital, «bisogna aggiustare il sistema per tenere conto dell’evoluzione del mercato ma garantendo redditi ragionevoli agli investitori».
E proprio sul decreto predisposto dal Governo italiano per la revisione degli incentivi alle rinnovabili il Parlamento di Roma sta trasmettendo a Palazzo Chigi le sue osservazioni. Da segnalare in particolare due richieste: tempi dimezzati, massimo sei mesi, per il varo dei decreti attuativi; forti azioni antispeculative prevedendo importi significativi nelle cauzioni e nei depositi legati alle domande di autorizzazione.
Fonte: www..ilsole24ore.com
Quella partita a scacchi è truccata
Dopo oltre vent’anni di silenzio ritornano. Per farsi sentire non badano a spese. I colossi dell’energia hanno deciso d’investire 6 milioni di euro (fonte: Sole 24 ore) in una grande e suadente campagna pubblicitaria a favore del nucleare . In questi giorni sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli.” Talmente generico da apparire quasi come un pregiudizio. Facile la replica del secondo: “Io sono favorevole: tra 50 anni non potranno più contare solo sui combustibili fossili.” Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e minimizzano la non risolta questione dello smaltimento definitivo delle scorie radioattive. Eppure non c’è un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e anche gli USA hanno abbandonato, dopo anni d’ inutili esperimenti, il deposito di Yucca Mountain.
In questo spot non viene toccato il tema dei costi. Forse perché autorevoli studi, come il recente rapporto del Massachusetts Institute of Tecnology, valutano il costo dell’elettricità da nucleare maggiore di quello prodotto sia da fonti rinnovabili che dal gas. Non è un caso se il 61% della nuova potenza elettrica installata in Europa nel 2009 è rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili.. Ma queste informazioni non ci verranno certo fornite da chi punta a fare affari con il nucleare. In rete stanno circolando alcuni video in risposta allo spot sul ritorno al nucleare, qui potete trovare quello di Legambiente che ripropone la stessa metafora della partita a scacchi, arrivando però a conclusioni diametralmente opposte.
Domandiamoci piuttosto perché sentono il bisogno di convincerci sulla bontà di un ritorno al nucleare nel nostro paese. Tre notizie sembrano preoccupare realmente la lobby dell’atomo.
La prima. Martedì 21 dicembre sono state consegnate alla Camera dei deputati le firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”.. Decine di migliaia di firme, di cui oltre 8000 di cittadini del Veneto, per dire no al nucleare e si alle energie rinnovabili. Un’occasione per il Parlamento di recuperare credibilità affrontando i problemi veri sollevati dai cittadini.
La seconda. La recente delibera del governo non convince le Regioni che si riservano un diritto di veto, territorio per territorio, sul nostro “rinascimento atomico”.
La terza. L’appello di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria Pistorio, contro la follia del nucleare. Questi ultimi sostengono che: “ Lo scenario prospettato dal Governo comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili). La costruzione delle centrali nucleari interesserebbe una piccola minoranza di società italiane[...], se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare. Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso”. In sostanza la scelta nucleare determinerebbe di risorse, per giunta durante una gravissima crisi, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate.
Considerato poi il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze. Per questa ragione ci siamo rivolti al Parlamento con una proposta di legge che si propone non solo l’obiettivo di bloccare il tentativo di tornare al nucleare in Italia ma anche e soprattutto quello di mettere ordine nelle scelte degli investimenti, occupazionali, ambientali e di tutela della salute che sono il risultato di un’azione coerente di salvaguardia del clima. Ci rivolgiamo inoltre al Presidente Zaia perché in Veneto si adotti un Piano energetico Regionale improntato all’efficienza energetica: un piano di riqualificazione energetica che sposti le attività del settore edile verso la manutenzione e riqualificazione del già costruito, abbandonando la cementificazione del territorio (le recenti alluvioni non ci hanno insegnato nulla?). E poi servono una più attenta pianificazione per l’installazione delle fonti rinnovabili, mini impianti geotermici, eolici e idroelettrici su piccoli salti. Pensate forse che questo sia il programma dei soliti ambientalisti sognatori che, come ironizza Tremonti, “si trastullano con i mulini a vento”? Una risposta a questa provocazione si può trovare nelle “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010”. Lo studio, molto dettagliato, giunge alle seguenti conclusioni di sintesi: “Il complesso delle misure di efficienza energetica nei vari settori industriali porterebbe ad un risparmio potenziale del nostro paese nel periodo 2010 – 2020, pari a oltre 86 Mtep di energia fossile, per raggiungere la quale si attiverebbe un impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di euro di domanda, un aumento della produzione industriale di 238,4 miliardi di euro ed una crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard.” Dunque 1,6 milioni di posti di lavoro contro i diecimila propagandati dai promotori del nucleare. Per giunta con un effetto positivo sul bilancio statale. Non è materia sufficiente per aprire un dibattito pubblico?
Oscar Mancini – Responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio CGIL Veneto
Accordo Renovo – Legambiente per promuovere piccole centrali a biomassa a filiera corta
ROMA. Renovo e Legambiente hanno firmato oggi un accordo che prevede «Una collaborazione per la corretta informazione e la promozione delle piccole centrali termoelettriche alimentate a biomassa, ottenuta da intese di filiera corta» e si impegnano reciprocamente a promuovere «Le centrali a biomassa a filiera corta che non superino il megawatt di potenza».
Da febbraio ad aprile la campagna promozionale sulle biomasse salirà sul Treno Verde di Legambiente che attraverserà nuovamente l’Italia “carico” di iniziative di educazione ambientale. I vagoni del treno ambientalista ospiteranno i prototipi di centrale a biomassa a filiera corta «Per dimostrare come il processo sia compatibile con l’ambiente e quali opportunità offra per il territorio».
Il presidente di Renovo, Stefano Arvati, spiega che «Il progetto di Renovo S.p.A. è nato con l’obiettivo di massimizzare i benefici ambientali e al contempo dare una risposta concreta ai bisogni delle comunità locali e al settore agro-industriale che nel nostro paese sta attraversando un periodo molto difficile. Questo obiettivo ha portato al disegno di un progetto di piccole centrali delocalizzate su tutto il territorio nazionale che saranno alimentate con gli scarti agro- forestali provenienti da accordi di filiera corta. L’accordo siglato è un’ulteriore conferma della bontà del progetto di Renovo S.p.A. data la grande attenzione che Legambiente storicamente ha sempre riservato al rispetto del patrimonio ambientale italiano e allo sviluppo della produzione di energia da fonte rinnovabile nel rispetto della sostenibilità».
Legambiente assicura che il viaggio del Treno Verde si occuperà «Anche di verificare gli eventuali progetti delle piccole centrali di Renovo, «Una verifica che avrà lo scopo di consigliare modifiche migliorative agli stessi impianti – assicura Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – La diffusione delle fonti rinnovabili nei territori rurali rappresenta una grande opportunità per la lotta ai cambiamenti climatici e di sviluppo dell’imprenditoria agricola. E’ fondamentale, quindi, assicurare l’integrazione tra gli impianti di produzione da energia rinnovabile, sia per quanto riguarda la loro attuazione che l’esercizio, nel rispetto delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale, ma anche verificare che non compromettano o interferiscano negativamente con la centralità della produzione agroalimentare. E’ per questo, pertanto, che abbiamo deciso di promuovere una corretta informazione sulle piccole centrali a biomassa a filiera corta nell’intento di valorizzare il contributo energetico delle nostre risorse agricole, forestali, di recupero delle filiere agro-zootecniche e agroindustriali urbane in impianti con bilanci ambientali, territoriali e energetici virtuosi».
Fonte: greenreport.it












