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Conto Energia: fino ad 8 mila MW nel 2020
Scendono i prezzi del fotovoltaico e con esso gli incentivi concessi, ma è prevista ancora una forte crescita del settore
Il solare trascina l’economia del rinnovabile, un trend confermato dal nuovo conto energia varato ultimamente dal Governo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella scorsa settimana.
Il piano prevede di raggiungere i 3.5 mila megawatt istallati nei prossimi tre anni, mentre mire ancora più ambiziose sono state previste per il piano nazionale d’azione che il governo ha appena presentato alla Commissione UE, nel quale si prefigura una crescita esponenziale delle istallazioni che dovrebbero arrivare ad assommare 8 mila megawatt nel 2020.
In particolare il dott. Pigni direttore dell’APER (Associazione Produttore Energia da Fonti Rinnovabili) specifica che “sono stati introdotti gli incentivi per altri 200 megawatt per il fotovoltaico a concentrazione (aumenta il rendimento del silicio concentrando la luce sulle celle solari tramite specchi), e altri 300 megawatt per il fotovoltaico più innovativo, come le facciate solari o le finestre fotovoltaiche”.
Il piano dunque diversifica gli investimenti in modo ancora più particolareggiato e questo è senz’altro un bene.
Si assiste al contempo, però, ad una riduzione degli incentivi, che essendo legati al prezzo di mercato dei pannelli, risentono della generale riduzione dei costi determinata dalla concorrenza sempre più incalzante. Gli ultimi mesi del 2010 saranno dunque il momento migliore per investire nel campo delle energie rinnovabili, giacché gli incentivi, sino a Dicembre, rimarranno molto vantaggiosi in relazione al costo attuale delle installazioni.
Nel 2011 difatti ci sarà una riduzione nell’ordine del 15% per le grandi centrali solari e tagli di circa il 4% l’anno nel 2012 e nel 2013. Forse è opportuno tranquillizzare, tuttavia, chi ha già usufruito di tali benefici non intaccherà i contributi già concessi in precedenza in questi anni: il nuovo rgime non intaccherà le condizioni economiche relative ai contributi già accordati, che peraltro, come accennato, hanno riscosso grande successo.
La distribuzione degli impianti fotovoltaici in Italia vede in testa le regioni del Nord Italia, a cominciare dalla Lombardia, che riporta circa il 16% delle istallazioni, seguono poi Emilia-Romagna e Veneto mentre al Sud Puglia e Sicilia sono al vertice di questa particolare classifica. E’ utile sottolineare tuttavia che questi investimenti sono di diversa natura: mentre nel Nord le installazioni riguardino specialmente piccoli impianti, dunque principalmente privati cittadini e piccole e medie imprese che utilizzano le risorse che il nostro Bel Paese offre per la soddisfazione del piccolo fabbisogno quotidiano, nel Sud il fotovoltaico sta sempre più caratterizzandosi come un investimento in larga scala, facilitato dalle condizioni climatiche e territoriali. E’ certamente esemplificativo il fatto che la sola Puglia vanti il 15% della produzione di fotovoltaico italiano. In altri termini si può dire che la “cultura” del rinnovabile ceda il passo al “business del rinnovabile”, le conseguenze socioeconomiche di questo trend le conosceremo solo col tempo.
Fonte: www.i-dome.com
L’inserimento delle rinnovabili
Le nuove energie si misurano con il territorio, ma sono necessarie regole certe. La causa delle distorsioni e delle speculazioni che si sono registrate in Italia per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili ha una causa specifica: la mancanza di linee guida. Un articolo per la rivista QualEnergia di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.
Nelle ultime settimane è esplosa la polemica intorno alle rinnovabili. Fotovoltaico a terra, eolico on/off shore, centrali a biomasse, sembrano essere diventati – stando alla lettura che ci hanno restituito i mass media - i nuovi nemici dell’ambiente. Da una parte i difensori integerrimi della bellezza, dall’altra i nuovi affaristi delle rinnovabili, con tanto di corte di sviluppatori al seguito, fino alle infiltrazioni mafiose, luogo in ogni caso di corruzione e malaffare. La febbre è salita rapidamente e tra sfregi al paesaggio, facili guadagni, impianti costruiti e mai collegati alla rete, è cresciuto il rumore di fondo contro le rinnovabili.
Se ci ponessimo la classica domanda «cui prodest?» non potremmo non rilevare come dalla confusione creata si avvantaggino i settori energetici concorrenti, mentre si diffonde un senso comune secondo cui non ci sono fonti energetiche buone o cattive, ma tutte hanno qualche scheletro nell’armadio da nascondere, tanto che a gioire accanto ai petrolieri sono i nuclearisti.
Ma la domanda, per quanto offra una chiave di lettura credibile dell’impennata massmediatica, non può neanche giustificare il rifiuto dell’analisi e della difesa aprioristica del sistema delle rinnovabili in Italia. Questi anni ci consentono un primo bilancio per individuare le distorsioni e gli errori, per distinguere il fisiologico dal patologico e capire le terapie. È questo il modo migliore per rilanciare il settore.
Due i dati di partenza. È indubbio che il settore delle energie rinnovabili ha avuto un’esplosione in pochi anni. A marzo 2010 erano 6.993 i Comuni con almeno un impianto installato – pari all’86% dei Comuni -, arrivando a coprire il 20% del consumo lordo di energia elettrica, nel 2008 erano solo 3.190. È anche evidente che in questo processo ha trovato spazio la speculazione. Bisogna salvare la crescita e individuare gli strumenti per colpire la speculazione. In ogni caso, sostenere, come fanno i detrattori delle rinnovabili, che tutto il settore è in mano alla mafia o che il sistema degli incentivi favorisce la corruzione e l’infiltrazione mafiosa, per trarne la conseguenza che le rinnovabili sono sbagliate, è una falsità e un grave errore dettato dalla ricerca esasperata della polemica a ogni costo che, pur di gettare fango soprattutto sull’eolico, non disdegna insinuazioni, allarmismi e falsità. A nessuno infatti viene in mente di sostenere che i centri commerciali o la costruzione di ospedali e strade, o i rifiuti siano settori “intrinsecamente” mafiosi, perché in alcuni territori sono in mano alle mafie.
Innanzitutto va detto, senza equivoci, che il così detto far west delle rinnovabili ha un responsabile preciso: ilGoverno nazionale, o meglio i Governi che si sono succeduti dal 2003, da quando cioè stiamo aspettando le linee guida nazionali per le rinnovabili, la cui assenza ha permesso alla Corte Costituzionale di bocciare quelle che alcune Regioni si erano fatte in casa, e ha “foraggiato” il caos, nel quale hanno proliferato gli sviluppatori, si sono trovati deboli i Comuni nella trattativa con le aziende proponenti, hanno trovato cittadinanza progetti insulsi e dannosi, mentre si è consumata per l’eolico off-shore una tipica commedia all’italiana con procedure borboniche e poteri tutti centralizzati presso i ministeri. La mancanza di regole semplici e valide per tutti ha fatto impazzire il mercato, favorendo le figure di intermediari, primo luogo di infiltrazione della corruzione e della moltiplicazione delle offerte. Questo è il peccato originale delle rinnovabili in Italia e delle distorsioni che si stanno palesando nei territori.
Questo è l’elemento dirimente se si vuole davvero capire cosa sta succedendo nel territorio. Non dobbiamo confondere le cause. Sarebbe infatti un errore anche solo adombrare che le infiltrazioni speculative derivino da incentivi troppo alti. È la mancanza delle linee guida nazionali ad aver creato il caos, se dimentichiamo questo assunto non possiamo neanche procedere nella riflessione e capire quali correttivi vanno rapidamente inseriti a partire dalla modularità degli incentivi. È indubbio, come già accennato, che in questi anni siano emerse delle criticità. Su queste proviamo a intenderci. Sul territorio si incontrano tre questioni che, per ragioni diverse, possiamo considerare prioritarie: la qualità del paesaggio, la solitudine del Sindaco, il ruolo dei proponenti.
Il paesaggio, che è in genere il principale punto di attacco da parte dei detrattori, in realtà è il problema secondario, per almeno tre motivi. C’è innanzitutto un motivo tecnico: gli impianti sono sempre impianti leggeri che, esaurito il loro ciclo o divenuti desueti per lo sviluppo tecnologico, possono facilmente essere smontati, senza che rimangano ferite definitive.
C’è poi un motivo culturale: in Italia non corriamo il rischio di intaccare la naturalità dei siti, che non c’è da parecchie centinaia di anni, per il semplice fatto che gli attuali paesaggi sono stati costruiti dall’uomo, trasformazione dopo trasformazione. Gli stessi che si scandalizzano per una fila di pali a vento nulla dicono su altre ben più pesanti trasformazioni, come i centri commerciali che guidano l’urbanizzazione selvaggia consumando nuovo suolo, o le cave, che punteggiano il Bel Paese; tutti interventi irreversibili. Inoltre la bellezza del paesaggio è un fattore storico e con forti elementi di soggettività, da cui è difficile evadere: basti, per tutti, l’esempio della Tour Eiffel, ferocemente contestata al momento della sua costruzione per l’Esposizione universale del 1900, tanto che per mettere a tacere le polemiche si decise di smontarla alla fine dell’evento; dopo 110 anni la Tour Eiffel è lì, simbolo inespugnabile di Parigi, segno indelebile dello skyline parigino. Gli impianti eolici, se ben inseriti, possono rappresentare un’ulteriore evoluzione del paesaggio italiano, perché, come ci ricorda Amin Maoluf, l’identità non si dà una volta per tutte, ma continuamente si evolve. Se volete la riprova, date un’occhiata al volume “Smisurati Giganti”, recentemente pubblicato da Legambiente e ANEV: in molti territori i moderni mulini a vento aggiungono valore estetico, migliorano il paesaggio, non lo danneggiano.
C’è infine un motivo professionale. Esistono in Italia fior di facoltà che formano professionisti del paesaggio, a loro bisogna rivolgersi per ottenere il miglior inserimento possibile degli impianti nei paesaggi esistenti. È evidente che comunque esistono aree dove non si può intervenire con nessun impianto e altre per le quali deve diventare obbligatorio il contributo dei professionisti per creare nuove linee di paesaggio altrettanto belle di quelle create nel passato.
Ma da qui a negare l’indispensabilità dell’eolico in Italia ce ne corre, ed è qui che paghiamo l’assenza delle linee guida nazionali.
Altra questione delicata riguarda l’attrattiva che le offerte di impianti possono avere per i Sindaci. Stretti tra svuotamento delle casse comunali e mancanza di personale in grado di analizzare con la dovuta competenza le proposte, troppo spesso i Sindaci, inseguendo il bisogno di nuovi introiti, non si trovano nelle condizioni e con i giusti rapporti di forza per governare il fenomeno e chiedere sostanziali modifiche e diversificazioni.
C’è bisogno di una regia di area, di un coordinamento degli Enti locali, probabilmente si deve pensare a un serioprotagonismo delle Province, che metta a disposizione degli Enti locali competenze, piani di realizzazione, criteri e regole per ottenere il massimo senza deturpare il territorio o subire speculazioni insostenibili, in modo che i Comuni, soprattutto i piccoli Comuni, non si espongano indifesi alle pressioni degli operatori.
Infine, anche su questo terreno paghiamo gli effetti del decreto sblocca centrali del 2002, che ha lasciato in mano al mercato l’individuazione dei siti dove costruire centrali, con l’effetto, ad esempio nel settore del metano, di avere sul tavolo un’offerta di rigassificatori assolutamente sovradimensionata, con proposte di alcune localizzazioni decisamente impraticabili. Anche per le rinnovabili è il privato che liberamente sceglie sito, potenza, modalità realizzative, senza che ci sia una politica di indirizzo dei Governi regionali, con individuazione delle aree disponibili, delle compatibilità ambientali e delle tipologie costruttive.
Dall’insieme di questi fattori derivano le criticità più esplosive e le distorsioni da eliminare per sostenere lo sviluppo corretto delle rinnovabili. Le ferite al paesaggio (meno numerose di quel che si pensi) inferte dall’eolico, la competizione del fotovoltaico a terra con l’agricoltura, la diffusione della speculazione e dell’illegalità.
In attesa delle linee guida (nel frattempo pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico, ndr), che come abbiamo detto rimane la madre di tutte le disfunzioni, per ridurre la penetrazione dell’illegalità e delle speculazioni pensiamo sia necessario proporre un codice etico che volontariamente gli operatori sottoscrivono. Sostenuto da chiare politiche di indirizzo sulle aree e sulle tipologie da parte dei Governi regionali, a cui vanno aggiunte la certezza dei tempi, la semplificazione normativa, l’eliminazione degli intermediari, il ruolo di coordinamento delle Province.
Maggior attenzione va poi dedicata dagli amministratori locali all’integrazione tra più fonti, come già succede in molti Comuni per ottimizzare le caratteristiche del territorio e dare spazio adeguato alle biomasse e in generale alle agroenergie. 825 sono i Comuni 100% rinnovabili in cui la produzione elettrica da rinnovabili supera il consumo interno, escludendo i grandi impianti dell’idroelettrico, 24 i Comuni che superano il fabbisogno termico e 15 quelli che superano sia il fabbisogno elettrico che termico. Mentre attraverso la modularità degli incentivi va indirizzato il mercato a non occupare aree agricole con mega impianti di fotovoltaico, utilizzando piuttosto i tetti di capannoni e costruzioni, le aree degradate, le cave e le terre abbandonate.
Ma alla base di qualunque ragionamento su come governare nel territorio la diffusione delle rinnovabili, con molta chiarezza dobbiamo dire che oggi ci troviamo di fronte a una priorità indiscutibile: i cambiamenti climatici. Questo il punto di partenza di ogni ragionamento. I cambiamenti climatici si combattono con l’efficienza energetica e con le rinnovabili.
L’una e l’altra azione comportano anche una buona risposta alla crisi economica, non solo per le nuove filiere industriali, ma anche per ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico. Bastano questi accenni per capire che la partita che si gioca intorno alle rinnovabili ha bisogno, oltre che di regole certe, di una visione strategica per il futuro del Paese. Ridurre le emissioni e la dipendenza energetica, favorire lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di CO2, sostenere la diffusione di stili di vita, personali e collettivi, a zero emissioni, nei trasporti come nell’abitare, investire nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate sia per l’efficienza energetica che per la produzione di energia rinnovabile, rappresentano la risposta più intelligente e più efficace sia per contrastare i cambiamenti climatici sia per rispondere alla crisi economica.
Tutto ciò passa obbligatoriamente attraverso la generazione distribuita sul territorio, che vuol dire eliminazione delle megacentrali, vicinanza tra luogo della produzione e luogo del consumo di energia, massima flessibilità e articolazione nell’approvvigionamento energetico a seconda delle caratteristiche del territorio. Senza tutto ciò anche la battaglia contro il nucleare diventa meno credibile.
Vittorio Cogliati Dezza (Presidente Legambiente)
Fonte: www.qualenergia.it
Inquinamento mare: Goletta Verde di Legambiente a Crotone
La lotta all’inquinamento del mare è l’obiettivo principale di Goletta Verdedi Legambiente, in questi giorni a Crotone per un’altra tappa della campagna, che da diversi anni viene portata avanti con un certo riscontro proveniente da più parti. A Crotone in particolare l’oggetto di interesse è costituito dalle acque locali e dalle coste, di cui Goletta Verde prende in considerazione lo stato di salute. Ma gli intendimenti di questa campagna ambientale vanno ben oltre. Infatti tra gli scopi da raggiungere può essere annoverata anche la valorizzazione della biodiversità.
Da non dimenticare la promozione delle aree marine protette e la lotta contro la non adeguata gestione dei litorali. D’altronde tutte queste problematiche non possono essere sottovalutate, perché rappresentano una questione fondamentale nell’ambito della tutela dell’ambiente. In particolare la lotta contro l’inquinamento del mare è il punto centrale di una strategia a favore dellasalvaguardia dell’ambiente.
L’inquinamento dell’acqua è uno dei problemi che vanno affrontati con senso di responsabilità, soprattutto cercando di vedere le acque marine come un patrimonio prezioso e ineguagliabile, che va preservato dalle speculazioni e dalle ecomafie, in vista dell’istituzione di un turismo ecosostenibile. Ma non è solo il mare l’oggetto di interesse di Goletta Verde. La campagna ambientale di Legambiente infatti rivolge la sua attenzione a tutto il nostro patrimonio idrico.
Il tutto viene attuato per mezzo di un monitoraggio attivo che ha lo scopo di controllare le foci dei fiumi, i laghi, la presenza e il corretto funzionamento dei depuratori, in modo da poter agire concretamente contro gli scarichi illegali.
Dalle rinnovabili il 100% dei consumi delle famiglie, ma con l’idroelettrico
La produzione complessiva da fonti verdi è giunta a coprire nel 2009 l’intero consumo di elettricità delle famiglie italiane. La produzione «verde», rivela un’elaborazione dell’ Ufficio studi della Confartigianato, nel 2009 è balzata del 19,2% rispetto al 2008, arrivando a una quota di produzione di 69.330 gigawattora, oltre quindi i 68.924 gigawattora dei consumi casalinghi. Tra le energie verdi però il solare resta il fanalino di coda nel quadro nazionale delle fonti rinnovabili (la quota più importante è quella idroelettrica con il 70,9%). Il primato della regione «verde» spetta alla Val d’Aosta dove la produzione elettrica da fonti rinnovabili supera di addirittura quattro volte i consumi interni; al secondo posto il Trentino Alto Adige, una volta e mezzo i consumi, entrambe regioni montane con impianti idroelettrici. Ma ampie quote di consumo vengono però soddisfatte anche in Calabria (56%), Molise (49,6%), Abruzzo (39,5%), Basilicata (35,2%) grazie ad eolico e fotovoltaico. Se si esclude l’idroelettrico, certifica l’ufficio studi della Confartigianato, il 47% della produzione da rinnovabili si concentra, infatti, nel Mezzogiorno, il 31% nel Centro e il 21% al Nord.
Pur se ancora sotto la media europea, il peso delle rinnovabili sui consumi sta crescendo di più in Italia che altrove: pari a 1,6 punti, contro l’aumento di 1,1 punti della Spagna, di 0,8 punti della Francia, di 0,5 punti del Regno Unito e la diminuzione di 0,1 punti della Germania.
Fonte: www.ilgiornale.it
ENERGIE RINNOVABILI, SEMPLIFICATE LE AUTORIZZAZIONI
Entro il 2020 il 17% dei consumi lordi nazionali sarà assorbito dalle energie rinnovabili. È il contenuto del Piano di azione nazionale, elaborato dal Ministero per lo Sviluppo Economico in attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle fonti alternative.Il documento programmatico procede lungo due direttrici. Oltre alle misure per il risparmio energetico e l’utilizzo delle rinnovabili, che possono contare su meccanismi di incentivazione come certificati verdi, conto energia, agevolazioni fiscali e certificazioni sull’efficienza energetica degli edifici, è previsto un quadro normativo certo per l’autorizzazione all’installazione degli impianti.
Sono infatti i procedimenti autorizzativi per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili a determinare il possibile sblocco del panorama normativo, che allo stato attuale appare frammentato. Oltre alla differenziazione tra Regioni, si fa riferimento a diverse disposizioni, come laLegge Comunitaria 2009, il D.lgs. 380/2001 in materia di edilizia e il D.lgs. 387/2003, che prevede l’emanazione di apposite linee guida, finora mai varate, per la determinazione dei titoli abilitativi necessari alla realizzazione degli impianti. L’incertezza causata dalla mancanza di queste disposizioni ha provocato conflitti di competenza tra enti locali e potere centrale (Leggi Tutto).
La Comunitaria 2009 ha tentato di porre rimedio alle lacune dettando i principi cui attenersi nell’approvazione delle norme successive. Su questa base nel maggio scorso è stato presentato un ddl che semplifica le autorizzazioni equiparando ad interventi di manutenzione ordinaria la realizzazione di impianti sotto i 20 Kw di potenza ed introducendo la Dia per quelli fino a 1 Mw.
Con lo snellimento burocratico e gli altri obiettivi contenuti nel piano, entro il 2020 il consumo finale lordo di energia potrà essere contenuto entro i 131,2 Mtep. Senza misure di rientro sarebbe possibile ipotizzare uno scenario con un assorbimento di 166,5 Mtep o di 145,6 Mtep, dato più realistico elaborato in considerazione della crisi economica esplosa nel 2009.
La produzione di elettricità sarà coperta da rinnovabili per il 28,97%, derivanti all’11,49% dall’idroelettrico, al 6,59% da fotovoltaico, 5,74% da biomasse, 3,1% da solare e 2,05% dalla geotermia. Per il riscaldamento e raffrescamento lo spostamento sulle fonti alternative si dovrebbe invece attestare al 15,83%.
Il testo prevede anche l’aggiornamento delle disposizioni su certificati verdi, conto energia, tariffa onnicomprensiva e fotovoltaico, nonché la revisione delle detrazioni fiscali.
Nel settore edile si valuta poi la possibilità di incentivi su eolico e fotovoltaico, utili all’efficienza degli edifici, così come l’obbligo di predisporre all’uso una quota minima di fonti rinnovabili già in fase di progettazione e realizzazione delle infrastrutture asservite ad aree a destinazione produttiva e residenziale. Per la riqualificazione energetica e la progettazione di qualità degli enti pubblici potrebbe essere costituito un fondo di rotazione.
Il piano di azione nazionale, redatto insieme ai Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sarà trasmesso alla Commissione Europea a fine mese. In base alla direttiva europea, infatti, i Paesi membri hanno avuto tempo fino al 30 giugno per la redazione dei documenti programmatici.
Fonte: www.eco-motion.it
“Il Ponte” Fotovoltaico
La cooperativa “Il Ponte” aderisce e collabora ancora una volta con Legambiente alla costituzione di Gruppi D’acquisto Solare, che facilitino e rendano ancora più conveniente la diffusione di impianti fotovoltaici sul territorio.
Come sempre attenti alla QUALITA’, all’AMBIENTE e al RISPARMIO, “Il Ponte” offre ai suoi associati, e agli iscritti di Legambiente, gli strumenti per istallare presso la propria abitazione (o presso il proprio luogo di lavoro secondo i termini e i modi più oltre descritti) un impianto fotovoltaico (elettricità) o di solare termico (riscaldamento) che permetta un risparmio effettivo sui costi della bolletta e, tramite incentivi fiscali e premi (GSE e Scambio sul Posto), un effettivo guadagno che farà del vostro impianto un investimento redditizio.
Visita la nuova sezione “SOLE PER TUTTI“
Coop Il Ponte
Energia: Fotovoltaico/rete elettrica, infrastrutture da ammodernare
(AGI) – Roma, 21 giu. – E’ decisivo il contributo che il fotovoltaico potra’ fornire per perseguire l’obiettivo comunitario posto al 2020, ovvero il raggiungimento di una quota di produzione di energia da fonti rinnovabili nel Paese pari al 17%. E’ quanto emerso dall’incontro “Il fotovoltaico e la rete elettrica: prospettive per l’industria e soluzioni per il mercato”organizzato dal GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) aderente a Confindustria ANIE. Per Claudio Andrea Gemme – Presidente dell’Associazione Energia di ANIE – “il 2011 rappresentera’ un anno molto importante per l’industria fotovoltaica italiana. Il nuovo sistema di incentivazione (in fase di approvazione) dovra’ rispecchiare i reali andamenti dei prezzi dei componenti e dei sistemi. Allo stesso tempo le molte aziende italiane che si sono affacciate in questo settore dovranno iniziare ad adottare modelli di business flessibili in modo tale da poter far fronte al consolidamento del mercato ed essere nelle condizioni ottimali per guardare oltre i confini nazionali”. “Per quanto attiene il potenziale futuro sviluppo del mercato tutte le prospettive sono ovviamente subordinate all’attesa emanazione del Nuovo Conto Energia – ha spiegato Gert Gremes Presidente GIFI-Anie – che dovra’ definire le nuove regole per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici. Qualora esso soddisfi le attese degli operatori, introducendo tariffe adeguate all’evoluzione dei prezzi di mercato ed orizzonti temporali estesi, ma soprattutto nel caso venisse eliminato il limite alla potenza incentivabile, il mercato potrebbe aprirsi ad una crescita esponenziale: 15 GWp installati al 2020, ovvero oltre 12 volte la quota raggiunta oggi”. L’industria fotovoltaica e’ uno dei pochi comparti dell’industria italiana che ha mantenuto un tasso di crescita sostenuto anche durante la recente crisi economica. Se circa il 78% della quota di potenza fotovoltaica installata nel 2009 nel Mondo proviene dall’Unione Europea, in questo quadro globale l’Italia gioca un ruolo da protagonista e con 1.142 MWp di potenza installata cumulata a fine 2009 si colloca al 5° posto nella graduatoria mondiale. Guardando alla nuova potenza installata in corso d’anno l’Italia e’ salita dal 4° posto del 2008, con 338 MWp, al 2° posto a livello mondiale nel 2009, con 720 MWp. Il parco impianti e’ piu’ che raddoppiato rispetto all’anno precedente e la loro produzione di energia elettrica addirittura triplicata.
Veneto: La Regione raccoglie la sfida delle rinnovabili
Zaia annuncia di voler fare del Veneto il modello guida per lo sviluppo delle energie rinnovabili
Venezia – “Il Veneto vuole candidarsi a essere la prima regione a testare un nuovo modello, in cui l’energia rinnovabile sia l’energia rinnovabile degli agricoltori”. Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha aperto così i lavori della sesta edizione del forum internazionale ‘Green Economy‘, organizzato da Coldiretti a Cà Corner.
“Ringrazio Coldiretti – ha esordito Zaia – per quel che ha fatto, fa e farà per noi cittadini: questi forum ci permettono infatti di avere una via tracciata. Le fonti rinnovabili e le bioenergie, oggi, a livello nazionale valgono una partita da circa dieci miliardi di euro. Il benchmark per il Veneto è quello di arrivare alla produzione di energie da fonti rinnovabili per almeno 1 miliardo di euro”.
“Non ci sono – ha proseguito il presidente veneto – solo parametri comunitari da rispettare verso il 2020, né solo i 67 milioni che il Veneto ha già stanziato per incentivare nuovi impianti da biomasse, ma oggi si impone una riflessione: bisogna fare in modo anche che non ci siano speculazioni che si approfittino dei terreni delle aziende agricole per fare business.
Questo è un tema economico, ma anche etico. Mi chiedo, ad esempio, come mai non si pensi a una norma sul fotovoltaico che ponga come ‘conditio sine qua non’ la proprietà del fondo da almeno cinque o dieci anni. Al riguardo, ho già parlato in giunta regionale per fare in modo che la partita del fotovoltaico sia riservata agli agricoltori”.
“Non va mai dimenticato – ha quindi detto Zaia – il conflitto tra commestibile e combustibile, con l’aggressione portata quotidianamente da quest’ultimo al primo che ci preoccupa non poco, specie pensando al miliardo e 200 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo, a coloro che muoiono di fame, ai bambini sottonutriti. Per fare tutto, ci vuole insomma prima di tutto la materia prima: il terreno e il cibo. Per il futuro, non potremo più fare a meno delle energie da fonti rinnovabili, ma sempre senza perdere l’equilibrio”.
Fonte:wwwnewsfood.com
Qualità alimentare e interscambio di saperi.
Dallo spirito BeDifferent della Cooperativa Il Ponte nasce la nuova sezione Arti&Mestieri. L’interscambio di saperi e l’ impegno sociale per uno stile di vita più eco-compatibile
Il Ponte, realtà cooperativa e solidale patavina, sostenuta da Legambiente Onlus e Co.Se.Pa. è nata con l’idea di proporre e praticare stili di vita e modelli di consumo sostenibili e alternativi da quelli esistenti.
Le peculiarità della nostra mission sociale risiedono nello spirito mutualistico, che è l’anima della cooperativa: coinvolgere i cittadini e renderli consapevoli e attivi delle loro scelte che determinano i processi produttivi.
Oggigiorno il potere del consumatore risiede nelle scelte di consumo: scelte consapevoli contribuiscono a creare una società più responsabile verso l’uomo e i suoi diritti, verso l’ambiente e la tutela dei beni comuni.
La sfida si fa più avvincente! Oltre alla distribuzione di prodotti ortofrutticoli abbiamo dato vita a una nuova sezione della cooperativa: Arti & Mestieri
Si espande il nostro spirito BeDifferent; mettiamo a disposizione le professionalità dei nostri soci offrendo interessanti soluzioni di:
- Disinfestazione Zanzare di giardini, condomini e luoghi pubblici.
- Giardinaggio piccole manutenzioni, taglio siepi e sfalciatura prati.
- Tinteggiatura: da oggi con i nuovi colori naturali!
Perché siamo BeDifferent?
I nostri servizi rispettano l’ecosistema e vengono svolti con materiali non inquinanti. La Cooperativa “il Ponte” nelle sue attività ha deciso di non usare diserbanti, concimi chimici e pesticidi né di seminare o porre a dimora piante aliene al territorio. Il trattamento di disinfestazione zanzare utilizza prodotti a base di piretro, un prodotto naturale non nocivo per l’uomo e per gli animali domestici. Per la tinteggiatura offriamo, da oggi nuovi prodotti a base naturale.
Collaboriamo per un modo diverso e sostenibile di scambiare saperi e competenze.
Alan Lucchino – Cooperativa Il Ponte












