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ENERGIE RINNOVABILI, SEMPLIFICATE LE AUTORIZZAZIONI

Entro il 2020 il 17% dei consumi lordi nazionali sarà assorbito dalle energie rinnovabili. È il contenuto del Piano di azione nazionale, elaborato dal Ministero per lo Sviluppo Economico in attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle fonti alternative.Il documento programmatico procede lungo due direttrici. Oltre alle misure per il risparmio energetico e l’utilizzo delle rinnovabili, che possono contare su meccanismi di incentivazione come certificati verdi, conto energia, agevolazioni fiscali e certificazioni sull’efficienza energetica degli edifici, è previsto un quadro normativo certo per l’autorizzazione all’installazione degli impianti.
Sono infatti i procedimenti autorizzativi per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili a determinare il possibile sblocco del panorama normativo, che allo stato attuale appare frammentato. Oltre alla differenziazione tra Regioni, si fa riferimento a diverse disposizioni, come laLegge Comunitaria 2009, il D.lgs. 380/2001 in materia di edilizia e il D.lgs. 387/2003, che prevede l’emanazione di apposite linee guida, finora mai varate, per la determinazione dei titoli abilitativi necessari alla realizzazione degli impianti. L’incertezza causata dalla mancanza di queste disposizioni ha provocato conflitti di competenza tra enti locali e potere centrale (Leggi Tutto).
La Comunitaria 2009 ha tentato di porre rimedio alle lacune dettando i principi cui attenersi nell’approvazione delle norme successive. Su questa base nel maggio scorso è stato presentato un ddl che semplifica le autorizzazioni equiparando ad interventi di manutenzione ordinaria la realizzazione di impianti sotto i 20 Kw di potenza ed introducendo la Dia per quelli fino a 1 Mw.
Con lo snellimento burocratico e gli altri obiettivi contenuti nel piano, entro il 2020 il consumo finale lordo di energia potrà essere contenuto entro i 131,2 Mtep. Senza misure di rientro sarebbe possibile ipotizzare uno scenario con un assorbimento di 166,5 Mtep o di 145,6 Mtep, dato più realistico elaborato in considerazione della crisi economica esplosa nel 2009.
La produzione di elettricità sarà coperta da rinnovabili per il 28,97%, derivanti all’11,49% dall’idroelettrico, al 6,59% da fotovoltaico, 5,74% da biomasse, 3,1% da solare e 2,05% dalla geotermia. Per il riscaldamento e raffrescamento lo spostamento sulle fonti alternative si dovrebbe invece attestare al 15,83%.
Il testo prevede anche l’aggiornamento delle disposizioni su certificati verdi, conto energia, tariffa onnicomprensiva e fotovoltaico, nonché la revisione delle detrazioni fiscali.
Nel settore edile si valuta poi la possibilità di incentivi su eolico e fotovoltaico, utili all’efficienza degli edifici, così come l’obbligo di predisporre all’uso una quota minima di fonti rinnovabili già in fase di progettazione e realizzazione delle infrastrutture asservite ad aree a destinazione produttiva e residenziale. Per la riqualificazione energetica e la progettazione di qualità degli enti pubblici potrebbe essere costituito un fondo di rotazione.
Il piano di azione nazionale, redatto insieme ai Ministeri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sarà trasmesso alla Commissione Europea a fine mese. In base alla direttiva europea, infatti, i Paesi membri hanno avuto tempo fino al 30 giugno per la redazione dei documenti programmatici.

Fonte: www.eco-motion.it

Veneto: La Regione raccoglie la sfida delle rinnovabili

Zaia annuncia di voler fare del Veneto il modello guida per lo sviluppo delle energie rinnovabili

Venezia – “Il Veneto vuole candidarsi a essere la prima regione a testare un nuovo modello, in cui l’energia rinnovabile sia l’energia rinnovabile degli agricoltori”. Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha aperto così i lavori della sesta edizione del forum internazionale ‘Green Economy‘, organizzato da Coldiretti a Cà Corner.

“Ringrazio Coldiretti – ha esordito Zaia – per quel che ha fatto, fa e farà per noi cittadini: questi forum ci permettono infatti di avere una via tracciata. Le fonti rinnovabili e le bioenergie, oggi, a livello nazionale valgono una partita da circa dieci miliardi di euro. Il benchmark per il Veneto è quello di arrivare alla produzione di energie da fonti rinnovabili per almeno 1 miliardo di euro”.

“Non ci sono – ha proseguito il presidente veneto – solo parametri comunitari da rispettare verso il 2020, né solo i 67 milioni che il Veneto ha già stanziato per incentivare nuovi impianti da biomasse, ma oggi si impone una riflessione: bisogna fare in modo anche che non ci siano speculazioni che si approfittino dei terreni delle aziende agricole per fare business.

Questo è un tema economico, ma anche etico. Mi chiedo, ad esempio, come mai non si pensi a una norma sul fotovoltaico che ponga come ‘conditio sine qua non’ la proprietà del fondo da almeno cinque o dieci anni. Al riguardo, ho già parlato in giunta regionale per fare in modo che la partita del fotovoltaico sia riservata agli agricoltori”.

“Non va mai dimenticato – ha quindi detto Zaia – il conflitto tra commestibile e combustibile, con l’aggressione portata quotidianamente da quest’ultimo al primo che ci preoccupa non poco, specie pensando al miliardo e 200 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo, a coloro che muoiono di fame, ai bambini sottonutriti. Per fare tutto, ci vuole insomma prima di tutto la materia prima: il terreno e il cibo. Per il futuro, non potremo più fare a meno delle energie da fonti rinnovabili, ma sempre senza perdere l’equilibrio”.

Fonte:wwwnewsfood.com

Rinnovabili, in Cassazione legge di iniziativa popolare

Al via la raccolta firme per un progetto di legge contro il nucleare e il Cip 6 e a favore di rinnovabili ed efficienza

Una legge di iniziativa popolare contro il nucleare e per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Intitolato “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”, il progetto di legge – depositato ieri in Cassazione – è promosso dal Comitato “Sì alle energie rinnovabili, no al nucleare” e da Legambiente e a breve è prevista la raccolta delle firme dei cittadini.

Obiettivo del progetto di legge la piena attuazione degli obiettivi europei del 20-20-20 entro il 2020 attraverso l’approvazione, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, di un “Piano Energetico Ambientale Nazionale” che escluda il nucleare e punti invece sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili di energia. Sono quindi definite le fonti energetiche alternative da considerate di utilità pubblica, che vanno sostenute finanziariamente, ma anche attraverso la semplificazione delle procedure burocratiche.


No al nucleare e al Cip6

Nel progetto di legge, che interviene su tutti i settori dei consumi di energia (residenziale, produttivo e terziario, trasporti), è tra l’altro prevista l’abolizione dei contributi ai termovalorizzatori (CIP 6) che oggi costano il doppio delle rinnovabili e delle norme che mirano a reintrodurre il nucleare (legge 99/2009 e D.Lgs 8 marzo 2010). Un’altra misura riguarda l’istituzione di “una imposta di bollo sulle transazioni valutarie in contanti e a termine (Tobin tax)” la cui aliquota sarà “pari all’1 per mille del valore delle transazioni effettuate”. Inoltre, è previsto unFondo di 3 miliardi di euro presso la Cassa Depositi e Prestiti per interventi finalizzati al risparmio energetico e alle energie rinnovabili sugli edifici pubblici, a partire dalle scuole e dagli ospedali.


Rete di sportelli locali

Viene proposta inoltre la realizzazione di una rete di agenzie o di sportelli locali e di un albo di professionisti che operano a tariffa calmierata, in modo da agevolare i cittadini nelle scelte e nei passaggi procedurali richiesti in materia di energie rinnovabili.


La cabina di regia

Ad una cabina di regia composta da Stato, Regioni, Enti locali sarà affidata l’attuazione delle legge, anche attraverso il contributo delle associazioni ambientaliste, dei consumatori, delle Università e dei centri di ricerca, delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro.

FONTE:www.casaeclima.com

ALIMENTAZIONE: IN ITALIA 1 BIMBO SU 3 IN SOVRAPPESO, PRESTO ORTI SCOLASTICI.

LO HA DETTO ELEONORA IACOVONI (MINISTERO AGRICOLTURA), FRUTTA FRESCA A MERENDA

In Italia un bambino su 3, dai 6 ai 10 anni, ha problemi di sovrappeso e il 23% è obeso. Questo ha portato la Commissione europea a finanziare il progetto “Frutta nelle scuole – Nutrirsi bene, un insegnamento che frutta”. Aspiegarlo è Eleonora Iacovoni, dirigente del Ministero delle Politiche Agricole. “Bisogna – continua Iacovoni – educare all’alimentazione In una fascia d’età in cui è ancora possibile intervenire, bisogna insegnare a sostituire merendine con frutta fresca. Si tratta di un progetto con numeri importanti. Tra i fondi europei e quello nazionale per questa prima annualità, che è iniziata a marzo e finirà a maggio, abbiamo avuto a disposizione 26 milioni di euro, stiamo coinvolgendo 5.000 scuole elementari in tutte le Regioni italiane per un totale di 870.000 alunni. Il progetto prevede sì la distribuzione di frutta e verdura, ma anche eventi che la accompagnano: visite a fattorie didattiche, orti scolastici, preparazione degli insegnanti e materiale informativo destinato anche ai genitori”. A sottolineare il ruolo importante di insegnanti e famiglie è anche Maria Teresa Silani, referente per l’educazione alla salute dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio. “Cerchiamo – spiega – di coinvolgere i bambini con la curiosità. Spesso i più piccoli dicono che la frutta non è buona, questo perchè magari non l’hanno mai assaggiata. La famiglia è responsabile di ciò che mette nello zaino del proprio figlio. La scuola deve educare, ma poi le buone abitudini vanno portate a casa e lì coltivate.

Fonte: www.winenews.it

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