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Risparmio di carburante: le e-car debuttano nel vademecum ministeriale

Eco consigli e la classifica dei modelli di autovetture con minori emissioni di CO2 per favorire la formazione di coscienza ecologica anche da parte degli acquirenti di auto

(Rinnovabili.it) – Forse non tutti sanno che l’Italia detiene il primato mondiale di auto private pro-capite – corrispondente a 1,66 persone per vettura nel 2009 – con 36.4 milioni di veicoli circolanti che percorrono circa 13000 km/anno (il 26% in più della media UE). In questo contesto non appare difficile capire come il trasporto su strada rappresenti un settore critico per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in quanto responsabile di una parte significativa del consumo totale di energia. Tra le iniziative messe in campo per aiutare i guidare a fare la propria parte nella riduzione delle emissioni del settore trasporti, i Ministeri dello Sviluppo dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti redigono annualmente la Guida al risparmio di carburante e alle emissioni di anidride carbonica delle automobili.

Nella sua edizione 2011, disponibile in questi giorni on-line, il vademecum si aggiorna ed oltre all’indicazione dei consumi nei vari cicli – urbano, extraurbano e misto – e delle emissioni di tutti i modelli di automobile in vendita al 28 febbraio 2011, apre le porte anche ai primi modelli di auto a trazione completamente elettrica (per il momento cinque, ma si prevede un cospicuo aumento nell’anno in corso). La guida riporta una graduatoria dei modelli che emettono meno anidride carbonica, divisi per alimentazione a benzina (anche ibrida) o a gasolio, riservando una menzione speciale a quelli che ottengono gli stessi risultati mediante alimentazione “bifuel”, con utilizzo di GPL o metano.

Non mancano gli eco-consigli per consentire agli automobilisti di ridurre i consumi e le emissioni di CO2 del 10-15% migliorando anche la sicurezza sulla strada, a partire dalle 10 regole per una guida ecocompatibile:
1. Accelerare gradualmente
2. Inserire al più presto la marcia superiore
3. Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme
4. Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili
5. Decelerare gradualmente rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo la marcia innestata
6. Spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo
7. Mantenere la pressione di gonfiaggio dei pneumatici entro i valori raccomandati
8. Rimuovere porta-sci o portapacchi subito dopo l’uso e trasportare nel bagagliaio solo gli oggetti indispensabili mantenendo il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale
9. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario
10. Limitare l’uso del climatizzatore

Fonte:rinnovabili.it

Le rinnovabili termiche lanciano la sfida al fotovoltaico

Le fonti pulite per il riscaldamento e il raffrescamento, è emerso nella conferenza nazionale di Amici della Terra, possono garantire 19,6 Mtep al 2020

In un momento in cui si parla tantissimo di fotovoltaico e del suo livello di incentivazione, Amici della Terra reclama invece più attenzione per le fonti rinnovabili termiche, che potrebbero dare un contributo molto più determinante al raggiungimento degli obiettivi europei. Di questi temi si è ampiamente discusso la scorsa settimana nel corso della Seconda Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche, che già oggi forniscono un apporto non trascurabile: il Piano nazionale per le fonti rinnovabili (Pan 2010) stima che le termiche abbiano contribuito nel 2009 per 3,4 Mtep ai consumi finali lordi dell’Italia, con una quota del 34% rispetto al totale delle energie pulite (elettriche 5,4 Mtep, biocarburanti 1,0 Mtep).
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Energie rinnovabili, eolico a gonfie vele!

Nonostante tutto, l’energia è sempre più verde.

In Europa cresce il consumo di energia eolica, ma, dato forse ancora più positivo, il trend è positivo per tutte la energie prodotte da fonti rinnovabili. L´Italia segue a ruota questo trend nonostante vi il rilancio del nucleare.
Il boom dell´eolico (+ 23% in Europa rispetto al 2008, secondo dati all’Eolican expo Mediterranean) incontra anche il favore degli italiani, se è vero che piace a 8 cittadini su 10.
Nonostante in Italia si parli molto più di nucleare che di rinnovabili, va rimarcato che il nostro paese è tutto sommato in linea con le tendenze che si osservano in Europa, dove l’eolico continua a crescere a ritmi molto sostenuti, mentre aumenta il processo di ‘disinstallazione’ di carbone e nucleare.
Come conferma Simone Togni, segretario generale dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento), quando afferma che “Nel settore l’Italia e’ il terzo paese a livello europeo per capacità installata e ha un’industria di livello elevato, che esporta turbine ed e’ in continua espansione”.
Del resto, il trend è evidente: in Italia la potenza eolica efficiente installata è di 4850 MW di cui oltre 1.100 MW relativi a nuove installazioni. Anche a livello generale, i dati sono confortanti: le fonti  rinnovabili hanno registrato un incremento del 13% annuo, arrivando a coprire il 20% del fabbisogno energetico nazionale.
L´accelerazione maggiore tra le fonti rinnovabili si registra nel fotovoltaico, che da un anno all´altro ha avuto un incremento di oltre il 400%; buone performance anche dall´eolico (+ 35%), e dalle biomasse (+10%).

CI SIAMO TRASFERITI

Ciao  a tutti !!

La Cooperativa Il Ponte informa tutti i suoi soci che ha traslocato da Via Monte Sabotino 28 a Via Palestro 11 !!

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Lo Staff

Conto Energia: fino ad 8 mila MW nel 2020

Scendono i prezzi del fotovoltaico e con esso gli incentivi concessi, ma è prevista ancora una forte crescita del settore

Il solare trascina l’economia del rinnovabile, un trend confermato dal nuovo conto energia varato ultimamente dal Governo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella scorsa settimana.

Il piano prevede di raggiungere i 3.5 mila megawatt istallati nei prossimi tre anni, mentre mire ancora più ambiziose sono state previste per il piano nazionale d’azione che il governo ha appena presentato alla Commissione UE, nel quale si prefigura una crescita esponenziale delle istallazioni che dovrebbero arrivare ad assommare 8 mila megawatt nel 2020.

In particolare il dott. Pigni direttore dell’APER (Associazione Produttore Energia da Fonti Rinnovabili) specifica che “sono stati introdotti gli incentivi per altri 200 megawatt per il fotovoltaico a concentrazione (aumenta il rendimento del silicio concentrando la luce sulle celle solari tramite specchi), e altri 300 megawatt per il fotovoltaico più innovativo, come le facciate solari o le finestre fotovoltaiche”.

Il piano dunque diversifica gli investimenti in modo ancora più particolareggiato e questo è senz’altro un bene.

Si assiste al contempo, però, ad una riduzione degli incentivi, che essendo legati al prezzo di mercato dei pannelli, risentono della generale riduzione dei costi determinata dalla concorrenza sempre più incalzante. Gli ultimi mesi del 2010 saranno dunque il momento migliore per investire nel campo delle energie rinnovabili, giacché gli incentivi, sino a Dicembre, rimarranno molto vantaggiosi in relazione al costo attuale delle installazioni.

Nel 2011 difatti ci sarà una riduzione nell’ordine del 15% per le grandi centrali solari e tagli di circa il 4% l’anno nel 2012 e nel 2013. Forse è opportuno tranquillizzare, tuttavia, chi ha già usufruito di tali benefici non intaccherà i contributi già concessi in precedenza in questi anni: il nuovo rgime non intaccherà le condizioni economiche relative ai contributi già accordati, che peraltro, come accennato, hanno riscosso grande successo.

La distribuzione degli impianti fotovoltaici in Italia vede in testa le regioni del Nord Italia, a cominciare dalla Lombardia, che riporta circa il 16% delle istallazioni, seguono poi Emilia-Romagna e Veneto mentre al Sud Puglia e Sicilia sono al vertice di questa particolare classifica. E’ utile sottolineare tuttavia che questi investimenti sono di diversa natura: mentre nel Nord le installazioni riguardino specialmente piccoli impianti, dunque principalmente privati cittadini e piccole e medie imprese che utilizzano le risorse che il nostro Bel Paese offre per la soddisfazione del piccolo fabbisogno quotidiano, nel Sud il fotovoltaico sta sempre più caratterizzandosi come un investimento in larga scala, facilitato dalle condizioni climatiche e territoriali. E’ certamente esemplificativo il fatto che la sola Puglia vanti il 15% della produzione di fotovoltaico italiano. In altri termini si può dire che la “cultura” del rinnovabile ceda il passo al “business del rinnovabile”, le conseguenze socioeconomiche di questo trend le conosceremo solo col tempo.

Fonte: www.i-dome.com

L’inserimento delle rinnovabili

Le nuove energie si misurano con il territorio, ma sono necessarie regole certe. La causa delle distorsioni e delle speculazioni che si sono registrate in Italia per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili ha una causa specifica: la mancanza di linee guida. Un articolo per la rivista QualEnergia di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

Nelle ultime settimane è esplosa la polemica intorno alle rinnovabili. Fotovoltaico a terra, eolico on/off shore, centrali a biomasse, sembrano essere diventati – stando alla lettura che ci hanno restituito i mass media - i nuovi nemici dell’ambiente. Da una parte i difensori integerrimi della bellezza, dall’altra i nuovi affaristi delle rinnovabili, con tanto di corte di sviluppatori al seguito, fino alle infiltrazioni mafiose, luogo in ogni caso di corruzione e malaffare. La febbre è salita rapidamente e tra sfregi al paesaggio, facili guadagni, impianti costruiti e mai collegati alla rete, è cresciuto il rumore di fondo contro le rinnovabili.

Se ci ponessimo la classica domanda «cui prodest?» non potremmo non rilevare come dalla confusione creata si avvantaggino i settori energetici concorrenti, mentre si diffonde un senso comune secondo cui non ci sono fonti energetiche buone o cattive, ma tutte hanno qualche scheletro nell’armadio da nascondere, tanto che a gioire accanto ai petrolieri sono i nuclearisti.

Ma la domanda, per quanto offra una chiave di lettura credibile dell’impennata massmediatica, non può neanche giustificare il rifiuto dell’analisi e della difesa aprioristica del sistema delle rinnovabili in Italia. Questi anni ci consentono un primo bilancio per individuare le distorsioni e gli errori, per distinguere il fisiologico dal patologico e capire le terapie. È questo il modo migliore per rilanciare il settore.

Due i dati di partenza. È indubbio che il settore delle energie rinnovabili ha avuto un’esplosione in pochi anni. A marzo 2010 erano 6.993 i Comuni con almeno un impianto installato – pari all’86% dei Comuni -, arrivando a coprire il 20% del consumo lordo di energia elettrica, nel 2008 erano solo 3.190. È anche evidente che in questo processo ha trovato spazio la speculazione. Bisogna salvare la crescita e individuare gli strumenti per colpire la speculazione. In ogni caso, sostenere, come fanno i detrattori delle rinnovabili, che tutto il settore è in mano alla mafia o che il sistema degli incentivi favorisce la corruzione e l’infiltrazione mafiosa, per trarne la conseguenza che le rinnovabili sono sbagliate, è una falsità e un grave errore dettato dalla ricerca esasperata della polemica a ogni costo che, pur di gettare fango soprattutto sull’eolico, non disdegna insinuazioni, allarmismi e falsità. A nessuno infatti viene in mente di sostenere che i centri commerciali o la costruzione di ospedali e strade, o i rifiuti siano settori “intrinsecamente” mafiosi, perché in alcuni territori sono in mano alle mafie.

Innanzitutto va detto, senza equivoci, che il così detto far west delle rinnovabili ha un responsabile preciso: ilGoverno nazionaleo meglio i Governi che si sono succeduti dal 2003, da quando cioè stiamo aspettando le linee guida nazionali per le rinnovabili, la cui assenza ha permesso alla Corte Costituzionale di bocciare quelle che alcune Regioni si erano fatte in casa, e ha “foraggiato” il caos, nel quale hanno proliferato gli sviluppatori, si sono trovati deboli i Comuni nella trattativa con le aziende proponenti, hanno trovato cittadinanza progetti insulsi e dannosi, mentre si è consumata per l’eolico off-shore una tipica commedia all’italiana con procedure borboniche e poteri tutti centralizzati presso i ministeri. La mancanza di regole semplici e valide per tutti ha fatto impazzire il mercato, favorendo le figure di intermediari, primo luogo di infiltrazione della corruzione e della moltiplicazione delle offerte. Questo è il peccato originale delle rinnovabili in Italia e delle distorsioni che si stanno palesando nei territori.

Questo è l’elemento dirimente se si vuole davvero capire cosa sta succedendo nel territorio. Non dobbiamo confondere le cause. Sarebbe infatti un errore anche solo adombrare che le infiltrazioni speculative derivino da incentivi troppo alti. È la mancanza delle linee guida nazionali ad aver creato il caos, se dimentichiamo questo assunto non possiamo neanche procedere nella riflessione e capire quali correttivi vanno rapidamente inseriti a partire dalla modularità degli incentivi. È indubbio, come già accennato, che in questi anni siano emerse delle criticità. Su queste proviamo a intenderci. Sul territorio si incontrano tre questioni che, per ragioni diverse, possiamo considerare prioritarie: la qualità del paesaggio, la solitudine del Sindaco, il ruolo dei proponenti.

Il paesaggio, che è in genere il principale punto di attacco da parte dei detrattori, in realtà è il problema secondario, per almeno tre motivi. C’è innanzitutto un motivo tecnico: gli impianti sono sempre impianti leggeri che, esaurito il loro ciclo o divenuti desueti per lo sviluppo tecnologico, possono facilmente essere smontati, senza che rimangano ferite definitive.
C’è poi un motivo culturale: in Italia non corriamo il rischio di intaccare la naturalità dei siti, che non c’è da parecchie centinaia di anni, per il semplice fatto che gli attuali paesaggi sono stati costruiti dall’uomo, trasformazione dopo trasformazione. Gli stessi che si scandalizzano per una fila di pali a vento nulla dicono su altre ben più pesanti trasformazioni, come i centri commerciali che guidano l’urbanizzazione selvaggia consumando nuovo suolo, o le cave, che punteggiano il Bel Paese; tutti interventi irreversibili. Inoltre la bellezza del paesaggio è un fattore storico e con forti elementi di soggettività, da cui è difficile evadere: basti, per tutti, l’esempio della Tour Eiffel, ferocemente contestata al momento della sua costruzione per l’Esposizione universale del 1900, tanto che per mettere a tacere le polemiche si decise di smontarla alla fine dell’evento; dopo 110 anni la Tour Eiffel è lì, simbolo inespugnabile di Parigi, segno indelebile dello skyline parigino. Gli impianti eolici, se ben inseriti, possono rappresentare un’ulteriore evoluzione del paesaggio italiano, perché, come ci ricorda Amin Maoluf, l’identità non si dà una volta per tutte, ma continuamente si evolve. Se volete la riprova, date un’occhiata al volume “Smisurati Giganti”, recentemente pubblicato da Legambiente e ANEV: in molti territori i moderni mulini a vento aggiungono valore estetico, migliorano il paesaggio, non lo danneggiano.

C’è infine un motivo professionale. Esistono in Italia fior di facoltà che formano professionisti del paesaggio, a loro bisogna rivolgersi per ottenere il miglior inserimento possibile degli impianti nei paesaggi esistenti. È evidente che comunque esistono aree dove non si può intervenire con nessun impianto e altre per le quali deve diventare obbligatorio il contributo dei professionisti per creare nuove linee di paesaggio altrettanto belle di quelle create nel passato.
Ma da qui a negare l’indispensabilità dell’eolico in Italia ce ne corre, ed è qui che paghiamo l’assenza delle linee guida nazionali.

Altra questione delicata riguarda l’attrattiva che le offerte di impianti possono avere per i Sindaci. Stretti tra svuotamento delle casse comunali e mancanza di personale in grado di analizzare con la dovuta competenza le proposte, troppo spesso i Sindaci, inseguendo il bisogno di nuovi introiti, non si trovano nelle condizioni e con i giusti rapporti di forza per governare il fenomeno e chiedere sostanziali modifiche e diversificazioni.
C’è bisogno di una regia di area, di un coordinamento degli Enti locali, probabilmente si deve pensare a un serioprotagonismo delle Province, che metta a disposizione degli Enti locali competenze, piani di realizzazione, criteri e regole per ottenere il massimo senza deturpare il territorio o subire speculazioni insostenibili, in modo che i Comuni, soprattutto i piccoli Comuni, non si espongano indifesi alle pressioni degli operatori.

Infine, anche su questo terreno paghiamo gli effetti del decreto sblocca centrali del 2002, che ha lasciato in mano al mercato l’individuazione dei siti dove costruire centrali, con l’effetto, ad esempio nel settore del metano, di avere sul tavolo un’offerta di rigassificatori assolutamente sovradimensionata, con proposte di alcune localizzazioni decisamente impraticabili. Anche per le rinnovabili è il privato che liberamente sceglie sito, potenza, modalità realizzative, senza che ci sia una politica di indirizzo dei Governi regionali, con individuazione delle aree disponibili, delle compatibilità ambientali e delle tipologie costruttive.

Dall’insieme di questi fattori derivano le criticità più esplosive e le distorsioni da eliminare per sostenere lo sviluppo corretto delle rinnovabili. Le ferite al paesaggio (meno numerose di quel che si pensi) inferte dall’eolico, la competizione del fotovoltaico a terra con l’agricoltura, la diffusione della speculazione e dell’illegalità.
In attesa delle linee guida (nel frattempo pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico, ndr), che come abbiamo detto rimane la madre di tutte le disfunzioni, per ridurre la penetrazione dell’illegalità e delle speculazioni pensiamo sia necessario proporre un codice etico che volontariamente gli operatori sottoscrivono. Sostenuto da chiare politiche di indirizzo sulle aree e sulle tipologie da parte dei Governi regionali, a cui vanno aggiunte la certezza dei tempi, la semplificazione normativa, l’eliminazione degli intermediari, il ruolo di coordinamento delle Province.

Maggior attenzione va poi dedicata dagli amministratori locali all’integrazione tra più fonti, come già succede in molti Comuni per ottimizzare le caratteristiche del territorio e dare spazio adeguato alle biomasse e in generale alle agroenergie. 825 sono i Comuni 100% rinnovabili in cui la produzione elettrica da rinnovabili supera il consumo interno, escludendo i grandi impianti dell’idroelettrico, 24 i Comuni che superano il fabbisogno termico e 15 quelli che superano sia il fabbisogno elettrico che termico. Mentre attraverso la modularità degli incentivi va indirizzato il mercato a non occupare aree agricole con mega impianti di fotovoltaico, utilizzando piuttosto i tetti di capannoni e costruzioni, le aree degradate, le cave e le terre abbandonate.

Ma alla base di qualunque ragionamento su come governare nel territorio la diffusione delle rinnovabili, con molta chiarezza dobbiamo dire che oggi ci troviamo di fronte a una priorità indiscutibile: i cambiamenti climatici. Questo il punto di partenza di ogni ragionamento. I cambiamenti climatici si combattono con l’efficienza energetica e con le rinnovabili.
L’una e l’altra azione comportano anche una buona risposta alla crisi economica, non solo per le nuove filiere industriali, ma anche per ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico. Bastano questi accenni per capire che la partita che si gioca intorno alle rinnovabili ha bisogno, oltre che di regole certe, di una visione strategica per il futuro del Paese. Ridurre le emissioni e la dipendenza energetica, favorire lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di CO2, sostenere la diffusione di stili di vita, personali e collettivi, a zero emissioni, nei trasporti come nell’abitare, investire nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate sia per l’efficienza energetica che per la produzione di energia rinnovabile, rappresentano la risposta più intelligente e più efficace sia per contrastare i cambiamenti climatici sia per rispondere alla crisi economica.

Tutto ciò passa obbligatoriamente attraverso la generazione distribuita sul territorio, che vuol dire eliminazione delle megacentrali, vicinanza tra luogo della produzione e luogo del consumo di energia, massima flessibilità e articolazione nell’approvvigionamento energetico a seconda delle caratteristiche del territorio. Senza tutto ciò anche la battaglia contro il nucleare diventa meno credibile.

Vittorio Cogliati Dezza (Presidente Legambiente)

Fonte: www.qualenergia.it

Energie rinnovabili: elettricità dalle acque reflue dei palazzi

In tema di energie rinnovabili molto interessante è la possibilità di ottenere elettricità dalle acque reflue dei palazzi. È questa l’idea piuttosto innovativa portata avanti da Tom Broadbent, giovane designer britannico, che ha messo a punto un prototipo di una macchina, la quale è in grado di ricavare energia elettrica dalle acque reflue che passano nelle tubature dei palazzi. Si tratta di un progetto molto originale, che dimostra come è possibile utilizzare in modo intelligente i nostri sprechi, risparmiando e agendo nel rispetto dell’ambiente. HighDro Power è il nome dell’invenzione.
Esso si pone nel nome della realizzazione di un impatto zero sull’ambiente. La macchina in questione è capace di trasformare in energia elettrica i flussi che provengono dagli scarichi dei bagni e degli elettrodomestici. Il tutto è possibile per mezzo di una turbina a quattro pale, la quale riesce a mettere in moto un generatore elettrico. Il progetto in questo modo consente di mirare alla tutela ambientale.

Il prototipo realizzato è funzionante, anche se non è stato ancora applicato ad un palazzo. In ogni caso appare come una soluzione in grado di riservare importanti potenzialità. Non è altro che un vero e proprio impianto idroelettrico, che può essere impiegato in maniera utile, utilizzando una fonte rinnovabile come appunto le acque reflue. Il processo di produzione di energia non determina così nessuna forma di inquinamento ambientale.

In sostanza il progresso e i consumi che esso comporta possono essere facilmente conciliati con la salvaguardia dell’ambiente. Basta soltanto sfruttare in modo innovativo le idee giuste.

Fonte: www.ecoo.it

Dalle rinnovabili il 100% dei consumi delle famiglie, ma con l’idroelettrico

La produzione complessiva da fonti verdi è giunta a coprire nel 2009 l’intero consumo di elettricità delle famiglie italiane. La produzione «verde», rivela un’elaborazione dell’ Ufficio studi della Confartigianato, nel 2009 è balzata del 19,2% rispetto al 2008, arrivando a una quota di produzione di 69.330 gigawattora, oltre quindi i 68.924 gigawattora dei consumi casalinghi. Tra le energie verdi però il solare resta il fanalino di coda nel quadro nazionale delle fonti rinnovabili (la quota più importante è quella idroelettrica con il 70,9%). Il primato della regione «verde» spetta alla Val d’Aosta dove la produzione elettrica da fonti rinnovabili supera di addirittura quattro volte i consumi interni; al secondo posto il Trentino Alto Adige, una volta e mezzo i consumi, entrambe regioni montane con impianti idroelettrici. Ma ampie quote di consumo vengono però soddisfatte anche in Calabria (56%), Molise (49,6%), Abruzzo (39,5%), Basilicata (35,2%) grazie ad eolico e fotovoltaico. Se si esclude l’idroelettrico, certifica l’ufficio studi della Confartigianato, il 47% della produzione da rinnovabili si concentra, infatti, nel Mezzogiorno, il 31% nel Centro e il 21% al Nord.
Pur se ancora sotto la media europea, il peso delle rinnovabili sui consumi sta crescendo di più in Italia che altrove: pari a 1,6 punti, contro l’aumento di 1,1 punti della Spagna, di 0,8 punti della Francia, di 0,5 punti del Regno Unito e la diminuzione di 0,1 punti della Germania.

Fonte: www.ilgiornale.it

Approvati conto energia 2011 e linee guida rinnovabili

I due attesi provvedimenti, conto energia fotovoltaico e linee guida amministrative per l’autorizzazione unica ad impianti a fonti rinnovabili, sono stati approvati il 9 luglio dopo la conferenza Stato-Regioni. Regioni ed Enti locali dovranno recepire le Linee guida entro i 90 giorni dalla pubblicazione del testo. Intanto, in salvo i certificati verdi, sebbene con un loro ridotto impatto a partire dalle competenze 2011.

Il conto energia fotovoltaico e le Linee guida amministrative per le fonti rinnovabili sono stati approvati ieri 9 luglio dalla Conferenza Stato–Regioni. A breve i provvedimenti, predisposti dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente, saranno pubblicati in Gazzetta (pubblicheremo già nei prossimi giorni la versione ufficiale di entrambi).

Il nuovo conto energia a partire dal 2011 prevede una riduzione delle tariffe, contenuta per i piccoli impianti e più marcata per i grandi impianti, rispetto a quelle attualmente operative. Per gli impianti che entrano in esercizio nel 2012 e nel 2013 le tariffe saranno decurtate ulteriormente del 6% ogni anno. Per gli anni successivi si provvederà con un nuovo decreto (potenza incentivabile con questo decreto è 3mila megawatt).

Il provvedimento prevede la novità di incentivi al fotovoltaico a concentrazione, alle installazioni con sistemi di accumulo e a quelle ad alta integrazione architettonica.
Secondo il provvedimento l’obiettivo atteso per il fotovoltaico al 2020, ai fini del suo contributo al target nazionale, è una potenza di 8.000 MW, molto inferiore a quanto indicato dagli operatori del settore (circa 15mila MW, considerando che già a fine anno saremo intorno ai 2.500 MW).

Le Linee Guida nazionali che sono state approvate dalla Conferanza unificata riguardano l’Autorizzazione Unicaper la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili . L’obiettivo in sintesi è di definire modalità e criteri unitari sul territorio nazionale per assicurare uno sviluppo ordinato sul territorio delle infrastrutture energetiche. Lo scopo di definire tali Linee Guida è soprattutto di dare regole certe che possano favorire gli investimenti e consentono di coniugare le esigenze di crescita e il rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Questo provvedimento è stato predisposto, oltre che dal Ministro dello sviluppo di concerto con il Ministro dell’ambiente, anche dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Le Regioni e gli Enti Locali – a cui oggi è affidata l’istruttoria di autorizzazione – dovranno recepire le Linee guidaentro i 90 giorni successivi alla pubblicazione del testo.

Intanto l’8 luglio è stato parzialmente salvato il ritiro da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dei certificati verdi in eccesso sul mercato. La Commissione Bilancio ha infatti approvato l’emendamento con la nuova versione del contestato articolo 45 della manovra, redatto dal relatore Antonio Azzollini (Pdl), che stabilisce infatti che per “contenere gli oneri generali di sistema gravanti sulla spesa energetica di famiglie e imprese” e “promuovere le fonti rinnovabili”, si “assicura che l’importo complessivo derivante dal ritiro da parte del GSE dei certificati verdi”, a decorrere “dalle competenze dell’anno 2011, sia inferiore del 30% rispetto a quello relativo alle competenze dell’anno 2010, prevedendo che almeno l’80% di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso”. Questa misura, spiega la relazione tecnica, “non comporta effetti sui saldi di finanza pubblica”.

L’emendamento interviene anche sul Cip6, il sistema di incentivi ai produttori di energia da fonti rinnovabili e assimilate. Le risorse derivanti dalle risoluzioni anticipate delle convenzioni Cip6 saranno destinate ad un fondo del Ministero dell’Istruzione per interventi nel settore della ricerca e dell’università.

Sembra inoltre che entro luglio partiranno i lavori del tavolo sulle energie rinnovabili chiesto e ottenuto dagli Enti locali. Lo riferisce Enrico Borghi, presidente dell’Uncem, a margine della conferenza unificata che ha avuto luogo al ministero degli Affari regionali. “Il sottosegretario Saglia si è impegnato a farlo partire entro il mese. E’ un risultato importante – osserva Borghi – perché le autonomie locali stanno investendo e serve una regia”. Il tavolo servirà ad applicare il piano nazionale sulle energie rinnovabili e quindi una definizione del burden sharing delle regioni, cioè il loro contributo, diversificato per tecnologia, sull’obiettivo del paese.

Fonte: www.qualenergia.it

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