Articoli marcati con tag ‘fonti rinnovabili’

Risparmio di carburante: le e-car debuttano nel vademecum ministeriale

Eco consigli e la classifica dei modelli di autovetture con minori emissioni di CO2 per favorire la formazione di coscienza ecologica anche da parte degli acquirenti di auto

(Rinnovabili.it) – Forse non tutti sanno che l’Italia detiene il primato mondiale di auto private pro-capite – corrispondente a 1,66 persone per vettura nel 2009 – con 36.4 milioni di veicoli circolanti che percorrono circa 13000 km/anno (il 26% in più della media UE). In questo contesto non appare difficile capire come il trasporto su strada rappresenti un settore critico per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in quanto responsabile di una parte significativa del consumo totale di energia. Tra le iniziative messe in campo per aiutare i guidare a fare la propria parte nella riduzione delle emissioni del settore trasporti, i Ministeri dello Sviluppo dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti redigono annualmente la Guida al risparmio di carburante e alle emissioni di anidride carbonica delle automobili.

Nella sua edizione 2011, disponibile in questi giorni on-line, il vademecum si aggiorna ed oltre all’indicazione dei consumi nei vari cicli – urbano, extraurbano e misto – e delle emissioni di tutti i modelli di automobile in vendita al 28 febbraio 2011, apre le porte anche ai primi modelli di auto a trazione completamente elettrica (per il momento cinque, ma si prevede un cospicuo aumento nell’anno in corso). La guida riporta una graduatoria dei modelli che emettono meno anidride carbonica, divisi per alimentazione a benzina (anche ibrida) o a gasolio, riservando una menzione speciale a quelli che ottengono gli stessi risultati mediante alimentazione “bifuel”, con utilizzo di GPL o metano.

Non mancano gli eco-consigli per consentire agli automobilisti di ridurre i consumi e le emissioni di CO2 del 10-15% migliorando anche la sicurezza sulla strada, a partire dalle 10 regole per una guida ecocompatibile:
1. Accelerare gradualmente
2. Inserire al più presto la marcia superiore
3. Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme
4. Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili
5. Decelerare gradualmente rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo la marcia innestata
6. Spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo
7. Mantenere la pressione di gonfiaggio dei pneumatici entro i valori raccomandati
8. Rimuovere porta-sci o portapacchi subito dopo l’uso e trasportare nel bagagliaio solo gli oggetti indispensabili mantenendo il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale
9. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario
10. Limitare l’uso del climatizzatore

Fonte:rinnovabili.it

Energie rinnovabili: in Giappone si punta sul solare ed eolico

Le energie rinnovabili possono essere la risposta a questo povero Giappone dilaniato dal terremoto, dal conseguente tsunami e dal pericolo nucleare. Come vi abbiamo raccontato in precedenza, un colosso energetico giapponese ha espresso l’intenzione di chiudere una sua centrale nucleare onde evitare disastri. Così ora il Paese nipponico ha necessità di trovare nelle rinnovabili una soluzione energetica.
Come ha specificato il Primo Ministro giapponese Naoto Kan, l’elettricità  prodotta dalle centrali nucleari sono verrà portato al 50% come prima il Governo auspicava, e anzi questo genere di fonte energetica verrà volentieri rimpiazzata – quanto più possibile – dal solare e dall’eolico.
Come se questa inversione di marcia non fosse sufficiente, il Premier giapponese ha anche deciso di auto-sospendersi lo stipendio, con simbolico significato di chiedere scusa alla propria gente e auto-incolpandosi per il problema nucleare che ha colpito il proprio territorio di competenza.

Le energie rinnovabili possono essere la risposta a questo povero Giappone dilaniato dal terremoto, dal conseguente tsunami e dal pericolo nucleare. Come vi abbiamo raccontato in precedenza, un colosso energetico giapponese ha espresso l’intenzione di chiudere una sua centrale nucleare onde evitare disastri. Così ora il Paese nipponico ha necessità di trovare nelle rinnovabili una soluzione energetica.Come ha specificato il Primo Ministro giapponese Naoto Kan, l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari sono verrà portato al 50% come prima il Governo auspicava, e anzi questo genere di fonte energetica verrà volentieri rimpiazzata – quanto più possibile – dal solare e dall’eolico. Come se questa inversione di marcia non fosse sufficiente, il Premier giapponese ha anche deciso di auto-sospendersi lo stipendio, con simbolico significato di chiedere scusa alla propria gente e auto-incolpandosi per il problema nucleare che ha colpito il proprio territorio di competenza.

fonte:www.ecoo.it

Berlusconi atomico

A tutti gli effetti, infatti il Referendum, è ancora convocato

La mobilitazione referendaria va avanti. Infatti, a tutti gli effetti, il Referendum, è ancora convocato. Anche se il Senato la scorsa settimana ha abrogato tutti i punti previsti dal quesito referendario antinucleare, devono ancora esprimersi la Camera dei deputati e poi la corte di Cassazione.

L’emendamento

L’emendamento approvato alla Senato, in sintesi dice che “in attesa di acquisire ulteriori evidenze scientifiche” sulla sicurezza nucleare, tenendo anche conto delle decisioni assunte dall’Unione Europea, “non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio” di impianti nucleari. C’è poi una conclusione in cui si lascia aperta la porta al rientro nel nucleare, in previsione dell’adozione di una “strategia energetica nazionale” da attuare entro dodici mesi. Il nucleare comunque è rinviato sine die, ma il Referendum rischia di saltare.

Una prima vittoria del movimento antinucleare

Da questa situazione dobbiamo trarre anche una prima conclusione politica: il Governo ha avuto paura della forza del movimento antinucleare. Una forza storica, che si è rivitalizzata negli ultimi mesi, da quando si è ricominciato a parlare del nucleare con più insistenza. Il disastro di Fukushima ha accentuato il processo. Ma dobbiamo anche sapere che rispetto all’esito positivo del referendum, la differenza messa in campo dalla procedura abrogativa da parte del Governo consiste nel fatto che in linea teorica nei prossimi anni si potrebbe tornare a legiferare sul nucleare.

Berlusconi senza pudori

E’ martedì scorso Berlusconi ha appunto chiarito che si tratta di un modo per tranquillizzare gli italiani, far saltare il referendum e riprovarci più avanti. Non ha pudori, Berlusconi, nel dichiarare il suo disprezzo per la democrazia ed il popolo italiano.

La mobilitazione referendaria va avanti

Ma, torniamo a ripeterlo, non possiamo dare per acquisita la cancellazione del referendum. Infatti l’emendamento deve essere ancora approvato alla Camera e inoltre la Corte di Cassazione sarà chiamata a decidere se le abrogazioni approvate dal Parlamento sono sufficienti a cancellare il referendum, cosa non scontata. Quindi la mobilitazione antinucleare e referendaria va avanti come e più di prima per far vincere i Sì il 12 e 13 giugno.

Mobilitati con noi: www.legambientepadova.it, mail: circolo@legambientepadova.it

Lucio Passi – Portavoce Legambiente Padova

Le rinnovabili termiche lanciano la sfida al fotovoltaico

Le fonti pulite per il riscaldamento e il raffrescamento, è emerso nella conferenza nazionale di Amici della Terra, possono garantire 19,6 Mtep al 2020

In un momento in cui si parla tantissimo di fotovoltaico e del suo livello di incentivazione, Amici della Terra reclama invece più attenzione per le fonti rinnovabili termiche, che potrebbero dare un contributo molto più determinante al raggiungimento degli obiettivi europei. Di questi temi si è ampiamente discusso la scorsa settimana nel corso della Seconda Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche, che già oggi forniscono un apporto non trascurabile: il Piano nazionale per le fonti rinnovabili (Pan 2010) stima che le termiche abbiano contribuito nel 2009 per 3,4 Mtep ai consumi finali lordi dell’Italia, con una quota del 34% rispetto al totale delle energie pulite (elettriche 5,4 Mtep, biocarburanti 1,0 Mtep).
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Rinnovabili, Ue bacchetta Italia. Il 20/4 sindacati in piazza a Roma

Roma, 18 apr (Il Velino) – Non compromettere gli investimenti nel settore delle rinnovabili che potrebbero essere messi in discussione dal recente decreto e rendere trasparenti gli obiettivi italiani al 2020 con incentivi chiari e stabili. Lo ha scritto il commissario Ue per l’energia Gunther Oettinger in una lettera indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, resa nota dal sito Qualenergia.it, nella quale Oettinger esprime tutte le sue preoccupazioni in particolare sul fotovoltaico, che va – secondo il responsabile energia della Commissione – a compromettere gli investimenti in corso e non solo a livello italiano. Secondo Oettinger gli uffici di Bruxelles sono stati “contattati da un numero elevato di operatori a proposito delle riforme ai sistemi di incentivi” che “compromettono direttamente o indirettamente investimenti in corso”, “sollevano serie preoccupazioni tra gli investitori” e “destano la mia preoccupazione”. L’Italia, aggiunge Oettinger nella lettera, “è tenuta a raggiungere la quota del 17% dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili entro l’anno 2020. Come indicato nel Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili”. Per questo, conclude il commissario Ue “risulta fondamentale che il governo italiano crei quanto prima un quadro interno d’incentivazione chiaro, stabile e prevedibile per garantire lo sviluppo delle rinnovabili, senza correre il rischio che i necessari investimenti privati siano rimandati e diventino più costosi, ostacolando così il raggiungimento del suddetto obiettivo”.

Fonte:www.ilvelino.it

Giappone, nucleare: da Fukushima si teme inquinamento radioattivo alle acque marine

I dirigenti della Tepco, ieri, si saranno anche sbagliati. Tuttavia, poco cambia sui rischi difusione del noccioloFukushima, anche se le radiazioni presenti nell’acqua del reattore numero 2 della centrale di Fukushima erano “solamente” 100 mila volte superiori alla norma, anciché 2 milioni di volte, come indicato sulle prime dai dirigenti dell’azienda che gestisce l’impianto.

Il monitoraggio delle condizioni dell’impianto, a 17 giorni dal terremoto – tsunami che ha devastato il nord est del Giappone e rischia di fare della Nazione una seconda Chernobyl,vengono monitorate in maniera costante. Minuto dopo minuto, i bollettini si susseguono uno dietro l’altro.

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Sondaggio sul nucleare: l’89% degli italiani preferirebbe le energie rinnovabili

Quasi il 90% degli italiani preferirebbe investire nelle energie rinnovabili, piuttosto che nel nucleare. Soprattutto a causa della tragedia che ha colpito il Giappone, il 17% degli italiani favorevoli al nucleare, hanno cambiato idea sulla sicurezza delle centrali e si dicono pessimisti e contrari oggi.
Questi sono i risultati di un sondaggio dell’Osservatorio Giornalistico Mediawatch effettuato a Marzo 2011 su un campione di 1.030 italiani, di eta’ compresa tra i 18 e i 70 anni.
Oltre il 68% degli intervistati é contrario all’utilizzo del nucleare in Italia.

Ecco cosa indaga il sondaggio: Quanti sono favorevoli al nucleare in Italia? Il 68% é contrario, mentre il 32% si dichiara favorevole.
Gli ultimi fatti in Giappone hanno fatto cambiare la percezione sulla sicurezza del nucleare? No 83% Si’ 17%
Ci sono altre maniere, alternative valide, per risolvere le necessità energetiche italiane senza l’utilizzo del nucleare? No per il 34% degli intervistati, Si’ per il 66%.
In quanto cittadini italiani, quanti sarebbero favorevoli ad investire i soldi che il governo metterà a disposizione per il nucleare a favore di fonti energetiche alternative? L’11% é contrario a fonti alternative, mentre la stragrande maggioranza si dice aperta ad altre possibilità (Si’ 89%).

‘Recenti ricerche di esperti dicono che se investissimo gli stessi soldi di una centrale nucleare in energie rinnovabili – spiega CarloVittorio Giovannelli, giornalista e esperto di comunicazione-media – nell’arco di tempo necessario per costruire la centrale, avremmo l’equivalente in energia di sei centrali nucleari. Inoltre una stima ipotizza che se si utilizzasse ¼ della superficie del deserto del Sahara in pannelli fotovoltaici si ricaverebbe l’energia necessaria per tutto il mondo’.

Questi dati, dunque, dovrebbero far riflettere sulla situazione italiana. Forse basterebbe ricoprire l’intera rete ferroviaria italiana di pannelli fotovoltaici per ottenere l’energia necessaria per tutto il BelPaese?

Energie rinnovabili: l’incontro dei Ministri

Il tanto atteso incontro relativo al futuro delle energie rinnovabili in Italia si è tenuto lo scorso venerdì 18 Marzo. Vi hanno partecipato non solo i Ministri interessati vale a dire Galan, Romani e Prestigiacomo, ma anche i rappresentanti di Abi, della Confindustria e del settore energie rinnovabili. La presenza delle figure citate propone una spiegazione significativa sull’importanza che un tale provvedimento ha non solo per i tanti investitori che hanno deciso di puntare sul fotovoltaico, ma anche per tutto il mondo imprenditoriale che ruota attorno alle scelte di governo.

All’ordine del giorno vi era proprio la necessità di varare le norme attuative del decreto e di discutere sui nuovi incentivi che saranno applicati a partire dal 31 maggio 2011. Romani ha dichiarato necessario e opportuno dare certezze solide ed effettive a tutti coloro che intendono fare investimenti più o meno sostanziosi in questo settore, tenendo però ben presenti i vincoli e i target europei relativi ai costi di tecnologia e di incentivi che ad esso si legano. Il ministro dell’agricoltura Galan ha analizzato l’incontro ponendo l’accento sul fatto che la strada delle rinnovabili è estremamente lunga ma è una strada che deve essere percorsa per dare la possibilità a coloro che desiderano sviluppare il settore, in maniera seria e onesta, di farlo. Al contempo risulta necessario ostacolare e contrastare drasticamente gli speculatori che non fanno altro che penalizzare l’intero sistema. Infine la Prestigiacomo si è focalizzata su un tema molto caldo e delicato, quello degliincentivi. Premettendo che saranno incentivi decrescenti con il passare dei mesi, in accordo anche con quelle che sono le normative europee a riguardo, il ministro ha enunciato l’interesse di tutte le parti di seguire questa linea assicurando e garantendo gli investimenti in corso.

Le voci che sono emerse da questo incontro, seppur poche, convogliano tutte nella direzione di varare nuovi incentivi (che dovrebbero essere pronti tra due settimane) che possano veramente dare un pò più di tranquillità e di garanzie ad un settore che lo stesso Galan ha definito fondamentale. Incentivi che ci si auspica tengano conto del grande rilievo economico e di politica energetica che questo provvedimento porta con sé. L’Italia, infatti, è sul punto di fare una scelta, se non epocale di primaria importanza, che si spera sia finalizzata al raggiungimento di un’autosufficienza energetica in cui il fotovoltaico e l’insieme delle energie rinnovabili  svolgano un ruolo di grandi protagonisti.

Marcello Guidi

fonte:www.scienzeagrarie.com

Rinnovabili. Napolitano firma il decreto che riorganizza gli incentivi

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto legislativo sulle energie rinnovabili varato dal Consiglio dei ministri giovedì 3 marzo scorso.

Nei giorni scorsi il decreto era stato duramente criticato dalle associazioni di categoria Aper, Assosolare, Asso Energie Future e Gifi, che si erano appellate al Capo dello Stato affinché non firmasse. Secondo gli operatori il provvedimento bloccherebbe lo sviluppo dell’economia verde in Italia.

Il principale punto di contrasto è il terzo conto energia, approvato nell’agosto 2010 ed entrato in vigore dal primo gennaio 2011. Avrebbe dovuto garantire gli incentivi al fotovoltaico fino a tutto il 2013, mentre il decreto ferma il contributo dello Stato al prossimo 31 maggio.

In un’intervista alla Stampa di oggi il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo aveva difeso la scelta del governo di rivedere gli incentivi alle rinnovabili sostenendo che sono i più alti d’Europa e che “rischiano di creare un mercato assistito”.

Fonte:www.loccidentale.it

Appello a Napolitano: «Salvi l’energia solare»

RINNOVABILI. Le associazioni di categoria chiedono al Capo dello Stato di non firmare il decreto: «È incostituzionale». Legambiente si rivolge a Bruxelles. Le banche: «Da oggi chiudiamo i rubinetti».

Alessandro De Pascale

Le ultime a lanciare l’allarme, per il decreto sulle rinnovabili approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, sono le banche. Pio Forte di Unicredit leasing, specializzato in finanziamento alle energie pulite, annuncia la «riunione di un comitato strategico per valutare l’impatto del provvedimento», entro il 16 marzo. «Il mondo bancario è preoccupato, le banche si sono fermate e i primi effetti si avvertono già da oggi», aggiunge. Per Maurizio Flammini, presidente di Pmitalia (Associazione piccole e medie imprese), «la conseguenza di questa instabilità sarà un immediato freno agli investimenti già previsti con le relative ripercussioni sulle aziende fornitrici e su migliaia di lavoratori.

In un momento così difficile per la nostra economia ci sarebbe bisogno di sostenere le imprese e non di frenarle». Le principali associazioni di settore, che bocciano senza mezzi termini il testo approvato dal governo, sono sul piede di guerra e parlano di una scelta «irresponsabile del governo». Per Valerio Natalizia, presidente del Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), tra i primi effetti c’è «il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria (oltre 10mila unità dirette), il blocco delle assunzioni e degli investimenti per oltre 40 miliardi di euro, lo stop degli ordinativi in corso per un valore di circa 8 miliardi e dei contratti già stipulati per circa 20 miliardi».

Tanto che Gifi, Aper (Associazioni produttori energie rinnovabili), Asso Energie Future e Asso Solare, scrivono al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, chiedendo «non firmi il decreto», perché presenta «profili di incostituzionalità». E qualora il testo dovesse essere promulgato, annunciano manifestazioni di piazza e ricorsi, anche in sede europea. Li seguirà l’avvocato Stefania Piscitelli, esperta in diritto amministrativo, energia e infrastrutture, che bolla come incostituzionali «almeno quattro punti del decreto».

L’articolo 25 «viola un enorme numero di norme costituzionali», riguardo «alla riduzione da tre anni a tre mesi dei tempi per poter ricevere gli incentivi», attacca la Piscitelli. «Violata anche l’intesa con le Regioni» raggiunta su «un testo diverso» da quello approvato dal Cdm. Come già contestato dagli esperti di Sos Rinnovabili (oltre 14mila firme raccolte, tra cui di 70 parlamentari), ci sarebbe inoltre «un eccesso di delega» con riferimento all’articolo 76 della Costituzione, perché l’unico mandato del governo era «recepire nel nostro ordinamento una direttiva europea».

Anche Legambiente chiederà alla Commissione europea di verificare la conformità del decreto: «Appare folle e miope – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale – che al contrario di quello che sta accadendo in tutti gli altri Paesi europei, in Italia non si vuole favorire un reale e concreto abbattimento delle emissioni climalteranti e della CO2, attraverso una green economy che abbia le fonti rinnovabili come strumento essenziale di innovazione e sviluppo».

Fonte:terranews.it

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