Articoli marcati con tag ‘inquinamento’
Fotovoltaico: super efficienza negli ultimi modelli americani
Il nome della Amonix, probabilmente, dirà ben poco anche ai più attenti lettori delle news eco-energetiche. Presto però la ragione sociale di questa compagnia americana potrebbe divenire ben più familiare, visto e considerato che – grazie ad una collaborazione con il Laboratorio nazionale per le energie rinnovabili (NREL) statunitense, la compagine sta mettendo a punto unpannello fotovoltaico super efficiente che potrebbe avere rapida diffusione internazionale.
Il pannello fotovoltaico della Amonix si baserebbe infatti su una tecnologia in grado di rendere l’impianto talmente efficiente da consentire la produzione dienergia pulita ad un costo molto vicino a quello relativo alla produzione di elttricità da fonti energetiche convenzionali.
L’efficienza dell’impianto fotovoltaico della Amonix sarebbe maggiore del 50% rispetto a quella dei suoi concorrenti di generazione precedente, grazie a una nuova struttura che gli ha permesso di battere i record di convenienza diproduzione eco-energetica.
Il pannello fotovoltaico Amonix sarà disponibile con una potenza di 53 kW, e con un sistema di montaggio in grado di poter seguire il movimento del sole mediante rotazione.
Nasce il “Comitato Padovano Vota Sì per Fermare il Nucleare”
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Hanno scelto la giornata dedicata all’energia pulita e al risparmio energetico – “M’illumino di meno”- per costituire “Comitato padovano vota Sì per fermare il nucleare”. Mercoledì 16 Febbraio, presso la sede di Legambiente Padova si sono riuniti esponenti di molte delle associazioni e organizzazioni che il 3 febbraio scorso hanno costituito a livello nazionale il Comitato referendario contro il nucleare: ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF. Il comitato è aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo e per i prossimi giorni si attendono altre adesioni di organizzazioni, singoli cittadini ed esponenti di tutte le forze politiche. Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico. Il nucleare è inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese. Per aderire scrivi una mail a circolo@legambientepadova.it |
Quella partita a scacchi è truccata
Dopo oltre vent’anni di silenzio ritornano. Per farsi sentire non badano a spese. I colossi dell’energia hanno deciso d’investire 6 milioni di euro (fonte: Sole 24 ore) in una grande e suadente campagna pubblicitaria a favore del nucleare . In questi giorni sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli.” Talmente generico da apparire quasi come un pregiudizio. Facile la replica del secondo: “Io sono favorevole: tra 50 anni non potranno più contare solo sui combustibili fossili.” Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e minimizzano la non risolta questione dello smaltimento definitivo delle scorie radioattive. Eppure non c’è un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e anche gli USA hanno abbandonato, dopo anni d’ inutili esperimenti, il deposito di Yucca Mountain.
In questo spot non viene toccato il tema dei costi. Forse perché autorevoli studi, come il recente rapporto del Massachusetts Institute of Tecnology, valutano il costo dell’elettricità da nucleare maggiore di quello prodotto sia da fonti rinnovabili che dal gas. Non è un caso se il 61% della nuova potenza elettrica installata in Europa nel 2009 è rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili.. Ma queste informazioni non ci verranno certo fornite da chi punta a fare affari con il nucleare. In rete stanno circolando alcuni video in risposta allo spot sul ritorno al nucleare, qui potete trovare quello di Legambiente che ripropone la stessa metafora della partita a scacchi, arrivando però a conclusioni diametralmente opposte.
Domandiamoci piuttosto perché sentono il bisogno di convincerci sulla bontà di un ritorno al nucleare nel nostro paese. Tre notizie sembrano preoccupare realmente la lobby dell’atomo.
La prima. Martedì 21 dicembre sono state consegnate alla Camera dei deputati le firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”.. Decine di migliaia di firme, di cui oltre 8000 di cittadini del Veneto, per dire no al nucleare e si alle energie rinnovabili. Un’occasione per il Parlamento di recuperare credibilità affrontando i problemi veri sollevati dai cittadini.
La seconda. La recente delibera del governo non convince le Regioni che si riservano un diritto di veto, territorio per territorio, sul nostro “rinascimento atomico”.
La terza. L’appello di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria Pistorio, contro la follia del nucleare. Questi ultimi sostengono che: “ Lo scenario prospettato dal Governo comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili). La costruzione delle centrali nucleari interesserebbe una piccola minoranza di società italiane[...], se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare. Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso”. In sostanza la scelta nucleare determinerebbe di risorse, per giunta durante una gravissima crisi, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate.
Considerato poi il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze. Per questa ragione ci siamo rivolti al Parlamento con una proposta di legge che si propone non solo l’obiettivo di bloccare il tentativo di tornare al nucleare in Italia ma anche e soprattutto quello di mettere ordine nelle scelte degli investimenti, occupazionali, ambientali e di tutela della salute che sono il risultato di un’azione coerente di salvaguardia del clima. Ci rivolgiamo inoltre al Presidente Zaia perché in Veneto si adotti un Piano energetico Regionale improntato all’efficienza energetica: un piano di riqualificazione energetica che sposti le attività del settore edile verso la manutenzione e riqualificazione del già costruito, abbandonando la cementificazione del territorio (le recenti alluvioni non ci hanno insegnato nulla?). E poi servono una più attenta pianificazione per l’installazione delle fonti rinnovabili, mini impianti geotermici, eolici e idroelettrici su piccoli salti. Pensate forse che questo sia il programma dei soliti ambientalisti sognatori che, come ironizza Tremonti, “si trastullano con i mulini a vento”? Una risposta a questa provocazione si può trovare nelle “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010”. Lo studio, molto dettagliato, giunge alle seguenti conclusioni di sintesi: “Il complesso delle misure di efficienza energetica nei vari settori industriali porterebbe ad un risparmio potenziale del nostro paese nel periodo 2010 – 2020, pari a oltre 86 Mtep di energia fossile, per raggiungere la quale si attiverebbe un impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di euro di domanda, un aumento della produzione industriale di 238,4 miliardi di euro ed una crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard.” Dunque 1,6 milioni di posti di lavoro contro i diecimila propagandati dai promotori del nucleare. Per giunta con un effetto positivo sul bilancio statale. Non è materia sufficiente per aprire un dibattito pubblico?
Oscar Mancini – Responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio CGIL Veneto
Accordo Renovo – Legambiente per promuovere piccole centrali a biomassa a filiera corta
ROMA. Renovo e Legambiente hanno firmato oggi un accordo che prevede «Una collaborazione per la corretta informazione e la promozione delle piccole centrali termoelettriche alimentate a biomassa, ottenuta da intese di filiera corta» e si impegnano reciprocamente a promuovere «Le centrali a biomassa a filiera corta che non superino il megawatt di potenza».
Da febbraio ad aprile la campagna promozionale sulle biomasse salirà sul Treno Verde di Legambiente che attraverserà nuovamente l’Italia “carico” di iniziative di educazione ambientale. I vagoni del treno ambientalista ospiteranno i prototipi di centrale a biomassa a filiera corta «Per dimostrare come il processo sia compatibile con l’ambiente e quali opportunità offra per il territorio».
Il presidente di Renovo, Stefano Arvati, spiega che «Il progetto di Renovo S.p.A. è nato con l’obiettivo di massimizzare i benefici ambientali e al contempo dare una risposta concreta ai bisogni delle comunità locali e al settore agro-industriale che nel nostro paese sta attraversando un periodo molto difficile. Questo obiettivo ha portato al disegno di un progetto di piccole centrali delocalizzate su tutto il territorio nazionale che saranno alimentate con gli scarti agro- forestali provenienti da accordi di filiera corta. L’accordo siglato è un’ulteriore conferma della bontà del progetto di Renovo S.p.A. data la grande attenzione che Legambiente storicamente ha sempre riservato al rispetto del patrimonio ambientale italiano e allo sviluppo della produzione di energia da fonte rinnovabile nel rispetto della sostenibilità».
Legambiente assicura che il viaggio del Treno Verde si occuperà «Anche di verificare gli eventuali progetti delle piccole centrali di Renovo, «Una verifica che avrà lo scopo di consigliare modifiche migliorative agli stessi impianti – assicura Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – La diffusione delle fonti rinnovabili nei territori rurali rappresenta una grande opportunità per la lotta ai cambiamenti climatici e di sviluppo dell’imprenditoria agricola. E’ fondamentale, quindi, assicurare l’integrazione tra gli impianti di produzione da energia rinnovabile, sia per quanto riguarda la loro attuazione che l’esercizio, nel rispetto delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale, ma anche verificare che non compromettano o interferiscano negativamente con la centralità della produzione agroalimentare. E’ per questo, pertanto, che abbiamo deciso di promuovere una corretta informazione sulle piccole centrali a biomassa a filiera corta nell’intento di valorizzare il contributo energetico delle nostre risorse agricole, forestali, di recupero delle filiere agro-zootecniche e agroindustriali urbane in impianti con bilanci ambientali, territoriali e energetici virtuosi».
Fonte: greenreport.it
Quasi tutte le province del Nord sforano i limiti europei sull’inquinamento dell’aria
Nelle regioni settentrionali si salvano soltanto Asti, Alessandria, Udine, La Spezia e la zona di Imola. Lombardia e Veneto invece fanno l’en plein di territori sui quali i limiti di polveri sottili fissati per la salute dei cittadini dall’Unione europea vengono superati. Il centro è più o meno nella stessa situazione, mentre qualche zona in regola esiste nel Sud (ma i dati sulla Sicilia, ad esempio, non sono disponibili).
Insieme all’Italia, Cipro, Portogallo e Spagna sono gli altri Paesi deferiti dalla Commissione europea alla Corte di giustizia su questo dossier. Questi Stati non sono ancora riusciti a ridurre in modo efficace le emissioni di PM10 in eccesso nell’aria. Su raccomandazione del Commissario per l’ambiente Janez Potočnik, la Commissione ha pertanto deciso di intervenire.
Le particelle sospese (PM10) sono principalmente presenti in emissioni inquinanti dell’industria, del traffico e del riscaldamento domestico. Possono provocare asma, problemi cardiovascolari, cancro al polmone e morte prematura. La direttiva del 2008 sulla qualità dell’aria e per un’aria più pulita in Europa, impone agli Stati di limitare l’esposizione dei cittadini alle minuscole particelle note come PM10. I valori limite di esposizione, che dovevano essere soddisfatti entro il 2005, riguardano sia il valore annuo di concentrazione (40 microgrammi per metro cubo), sia la concentrazione giornaliera (50 μg/m3) che non deve essere superata più di 35 volte in ogni anno solare.
Gli Stati possono applicare deroghe ai valori limite di PM10 fino a giugno 2011, ma queste deroghe sono soggette a una serie di condizioni. Lo Stato deve dimostrare di aver adottato misure per raggiungere la conformità entro il termine della proroga e che sta attuando un piano di qualità dell’aria che fissa le azioni di abbattimento rilevante per ogni zona. I quattro Paesi citati, Italia compresa quindi, hanno chiesto la proroga dei termini, ma ora la Commissione ritiene che le condizioni per la concessione di questo strumento non siano stati rispettati per le zone di aria a più riprese non conformi alle norme di qualità. Di qui scatta il provvedimento di invio alla Corte di giustizia europea.
Scritto da Matteo Fornara e Piera Iovino
Fonte www.mbnews.it
LE BAMBINE RAGGIUNGONO LA PUBERTÀ A NOVE ANNI A CAUSA DELLE SOSTANZE CHIMICHE PRESENTI NEL CIBO (LATTE E MATERIE PLASTICHE)
(DI DAVID GUTIERREZ – Natural News)
Oggi l’età media dello sviluppo nelle ragazze è di nove anni. Tale fenomeno è attribuito sempre di più all’aumento dell’obesità e all’esposizione ad agenti inquinanti presenti nel cibo, che inibiscono l’azione degli ormoni.
Lo studio è stato condotto nel 2006 dai ricercatori del rinomato Departement of Growth and Reproduction dell’ospedale universitario di Copenhagen, Danimarca. I ricercatori hanno scoperto che, su un campione di mille ragazzine, l’età media dello sviluppo del seno era di nove anni e dieci mesi, un anno esatto prima rispetto a quanto attestato da una studio simile condotto nel 1991.
“Ci ha sorpreso molto un tale cambiamento in un periodo di soli quindici anni” ha dichiarato il ricercatore Anders Juul.
Anche se lo studio è stato condotto in Danimarca, gli esperti credono che possa estendersi ad altre parti del Primo Mondo, Europa e Stati Uniti compresi. L’abbassamento dell’età dello sviluppo è ancora più impressionante se confrontata con i dati del XIX° secolo, quando le ragazze raggiungevano la pubertà a quindici anni e i ragazzi a diciassette. Da allora l’età si è abbassata costantemente, fino agli anni Sessanta, quando furono dichiarati “normali” quattordici anni per i ragazzi e dodici per le ragazze. Questi valori si basavano sull’età media della prima mestruazione e del cambiamento della voce.
Non sono soltanto gli studi scientifici a suggerire che questi dati sono ormai obsoleti; sono sempre più diffusi i racconti aneddotici di ragazzini costretti a lasciare il coro della scuola a dodici o tredici anni a causa del cambiamento della voce. Secondo Richard Stanhope, esperto in disordini ormonali dell’infanzia, gli specialisti sono convinti che la pubertà precoce sia un fenomeno reale.
Gli esperti avvertono che la pubertà precoce può costituire un problema per i bambini, che si ritrovano grandi da un punto di vista fisico, ma ancora piccoli sul piano emotivo.
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Usa, grandi programmi solari e nucleare con il fiato corto
Arrivano dagli Usa due notizie emblematiche di importanti evoluzioni dello scenario energetico. La prima riguarda la partenza del solare di grande taglia dopo un ventennio di stasi. L’ultima approvazione fa riferimento ai 1.000 MW del Blythe Solar Power Project da realizzare in quattro gruppi nel deserto californiano del Mojave dal gruppo tedesco Solar Millennium ad un costo di 5 miliardi di dollari. L’impianto produrrà annualmente 2,2 TWh e garantirà lavoro a 400 addetti per i 40 anni di vita della centrale. Si tratta del sesto progetto approvato negli ultimi mesi.
Il rilancio di queste tecnologie avviene vent’anni dopo l’entrata in funzione dei 354 MW delle centrali solari della Luz, tuttora perfettamente funzionanti, dopo la cui realizzazione tutto si era bloccato. Le nuove centrali solari sono le prime di un ampio pacchetto di 7,8 GW – concentratori cilindro parabolici, a torre, Stirling – che verranno costruite in California, Nevada ed Arizona.
Interventi tempestivi contro l’inquinamento: dall’U.E. arriva un prezioso strumento.
E’ noto come, soprattutto negli ultimi anni, le politiche comunitarie si stiano concentrando sulla lotta all’inquinamento: basti pensare agli incentivi per le energie rinnovabili e a minore impatto ambientale, ai progetti per incrementare lamobilità sostenibile, al divieto di utilizzare buste di plastica a partire dal 1 gennaio 2011 e, a livello mondiale, agli sforzi che si stanno compiendo per far allineare le grandi potenze più inquinanti a degli standard ecologicamente più tollerabili. Ebbene, lungo questa scia virtuosa, si colloca il recente progetto innovativo denominato “Intamap”, realizzato da ricercatori di numerosi Paesi aderenti e costato ben 1,8 milioni di fondi Ue. Si tratta di un software basato su un sistema di mappe, aggiornate in tempo reale, in grado di individuare tempestivamente e accuratamente la localizzazione di ogni possibile fonte di inquinamento, monitorandone l’eventuale spostamento e la sua evoluzione. Grazie all’utilizzo di tale prezioso strumento, le autorità pubbliche (e non solo) potranno conoscere nel dettaglio il luogo, la gravità e l’andamento di una situazione di pericolo ambientale e saranno finalmente in grado di intervenire in modo mirato e proporzionato. Anche le scelte cruciali come quella di evacuare una certa zona potranno da oggi essere prese con maggiore cognizione di causa, anche perché il programma opera sulla base dei dati forniti da punti di rilevamento che, sia per il loro numero, che per la loro localizzazione, risultano assai più attendibili di quelli utilizzati finora.
Galan dà lo stop al fotovoltaico sui campi agricoli
VERONA. Il ministro studia una norma. E dà il benvenuto a Gazprom
E la Lega concorda: «C’è il rischio di speculazioni»
VERONA
Stop alle “sterminate distese” di pannelli fotovoltaici sopra i campi italiani. Il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan sta studiando una norma che arrivi a vietarle. L’ha riferito ieri a Verona a margine del Forum italo russo sulle energie rinnovabili. «L’energia dev’essere un nuovo prodotto dell’agricoltura – ha spiegato – ma la devono creare gli agricoltori. Sono contrario alle grandi aree fotovoltaiche perché i pannelli li fanno gli industriali: facciano i soldi con altre attività». Per Galan bisogna arrivare a fare in modo che la creazione dell’energia «sia fonte aggiuntiva di reddito per chi non ce l’ha come gli agricoltori. Senza però rovinare il paesaggio. Penso che studieremo qualcosa per evitare i 30 o i 70 ettari di pannelli fotovoltaici che mi fanno venire i brividi. Faremo di tutto per farli fare sui tetti o in piccoli appezzamenti».
E proprio ieri sulla stessa linea di Galan si è schierata la Lega: i consiglieri regionali Luca Baggio, Cristiano Corazzari e Nicola Finco hanno presentato un’interrogazione per conoscere quali iniziative adotterà la Regione per limitare la proliferazione di pannelli solari di grandi dimensioni in aree non consone. «La promozione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili è importantissima ma va sostenuta con criterio e cognizione di causa. Il nostro territorio rischia di essere fortemente danneggiato dall’installazione sregolata di impianti fotovoltaici, pertanto è necessario intervenire al più presto affinché siano posti dei limiti precisi contro il deturpamento soprattutto delle aree a destinazione agricola». In particolare, denuncia la Lega, «in provincia di Rovigo abbiamo sempre più numerosi esempi di grandi impianti a pannelli solari che occupano decine e decine di ettari di terreno. Il rischio più grosso è dunque rappresentato dalle speculazioni attuate dai privati che alterano in modo artificioso i prezzi del mercato relativamente agli affitti e alla vendita dei terreni»
Il ministro Galan intanto ha anche salutato con grande interesse l’intenzione annunciata dal colosso russo Gazprom: creare a Verona la sua base italiana. «È una notizia fondamentale e della massima importanza. Farà del Veneto la capitale europea delle energie. Tra il “mio” rigassificatore, sulla cui realizzazione avevo ampiamente ragione, e con la presenza di Gazprom avremo un polo formidabile. Il Veneto non può scadere nella mediocrità», come può accadere «se si pensa con una logica di retroguardia»
fonte: ilgiornaledivicenza.it
La rivoluzione della spesa “Basta con gli involucri”
I grandi magazzini Sainsbury’s di Londra vendono i cereali in buste di plastica. E’ la tendenza a risparmiare sul packaging: i prezzi scendono, si riduce l’inquinamento globale e la quantità di rifiuti da smaltire
LONDRA
Care vecchie scatole di cereali addio. A prendere un bel respiro e consegnare alla storia uno dei simboli della tavola anglosassone è il gigante dei supermercati Sainsbury’s. Che dopo un anno di test pilota, conti col pallottoliere, studi di mercato per capire se si rischiasse la rivolta dei clienti (ai britannici impressiona più sostituire il tradizionale doppio rubinetto del lavabo con il miscelatore, che il matrimonio gay) ha deciso di dare il via libera alla rivoluzione.
A partire da dicembre i cereali modello «classico» di Sainsbury’s si troveranno solo in busta: l’ecologia lo chiede. E i clienti sono d’accordo. Senza contare che i costi della distribuzione scenderanno. Quindi tutti contenti. Tanto che, col tempo, l’intera gamma di cereali prodotti dal gigante dei supermercati, fatta eccezione per quelli a biscotto, che altrimenti si romperebbero, perderanno il contenitore rettangolare.
«Così si perde un’icona della prima colazione britannica – spiega Stuart Lendrum, capo del packaging di Sainsbury’s – ma in questo modo risparmieremo cartone, spazi e ridurremo il nostro consumo di anidride carbonica». Nella grande distribuzione ogni piccolo dettaglio ha una grande ricaduta: i clienti useranno un minor numero di sacchetti di plastica perché il volume occupato dai cereali sarà ridotto. E anche il consumo di carburante dei camion scenderà visto che si potrà caricare più prodotto a ogni viaggio. Senza contare che per ciò che riguarda la sola linea «classic», i risparmi ammonteranno a più di 165 tonnellate all’anno. Vantaggi che hanno spinto Sainsbury’s a rischiare. «La risposta dei nostri clienti alla novità introdotta nella linea Rice Pops, venduta per oltre un anno nella sola busta di plastica, è stata ottima – ha sottolineato Lendrum – perciò abbiamo deciso di procedere con gli altri prodotti».
Sainsbury’s sta cercando di convincere altri grandi marchi produttori di cereali – uno su tutti, la Kellogg’s – a seguire l’esempio. Ma è un tentativo andato a vuoto. Il colosso americano non ha intenzione, quantomeno nell’immediato futuro, di abbandonare la celebre scatola col gallo. «I nostri studi – ha detto al Times un portavoce dell’azienda – mostrano che i fiocchi si rovinano se non c’è la protezione di cartone. Inoltre le nostre scatole e le buste contenitive sono interamente riciclabili. Se si usa solo il sacchetto per impacchettare i cereali bisogna usare una plastica più spessa, più difficile da smaltire». E visto che ogni giorno i britannici consumano 2,8 milioni di scodelle di Kellogg’s Corn Flakes non si tratta di numeri da poco.
Non è la prima volta che Sainsbury’s decide di compiere una scelta «unilaterale»: anche il latte è stato sfrattato dalle confezioni di plastica per finire in buste sottili. «Eliminare le scatole dei cereali – conclude Lendrum – ci aiuterà a tagliare il packaging di un terzo entro il 2015».












