Conto Energia: fino ad 8 mila MW nel 2020

Scendono i prezzi del fotovoltaico e con esso gli incentivi concessi, ma è prevista ancora una forte crescita del settore

Il solare trascina l’economia del rinnovabile, un trend confermato dal nuovo conto energia varato ultimamente dal Governo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella scorsa settimana.

Il piano prevede di raggiungere i 3.5 mila megawatt istallati nei prossimi tre anni, mentre mire ancora più ambiziose sono state previste per il piano nazionale d’azione che il governo ha appena presentato alla Commissione UE, nel quale si prefigura una crescita esponenziale delle istallazioni che dovrebbero arrivare ad assommare 8 mila megawatt nel 2020.

In particolare il dott. Pigni direttore dell’APER (Associazione Produttore Energia da Fonti Rinnovabili) specifica che “sono stati introdotti gli incentivi per altri 200 megawatt per il fotovoltaico a concentrazione (aumenta il rendimento del silicio concentrando la luce sulle celle solari tramite specchi), e altri 300 megawatt per il fotovoltaico più innovativo, come le facciate solari o le finestre fotovoltaiche”.

Il piano dunque diversifica gli investimenti in modo ancora più particolareggiato e questo è senz’altro un bene.

Si assiste al contempo, però, ad una riduzione degli incentivi, che essendo legati al prezzo di mercato dei pannelli, risentono della generale riduzione dei costi determinata dalla concorrenza sempre più incalzante. Gli ultimi mesi del 2010 saranno dunque il momento migliore per investire nel campo delle energie rinnovabili, giacché gli incentivi, sino a Dicembre, rimarranno molto vantaggiosi in relazione al costo attuale delle installazioni.

Nel 2011 difatti ci sarà una riduzione nell’ordine del 15% per le grandi centrali solari e tagli di circa il 4% l’anno nel 2012 e nel 2013. Forse è opportuno tranquillizzare, tuttavia, chi ha già usufruito di tali benefici non intaccherà i contributi già concessi in precedenza in questi anni: il nuovo rgime non intaccherà le condizioni economiche relative ai contributi già accordati, che peraltro, come accennato, hanno riscosso grande successo.

La distribuzione degli impianti fotovoltaici in Italia vede in testa le regioni del Nord Italia, a cominciare dalla Lombardia, che riporta circa il 16% delle istallazioni, seguono poi Emilia-Romagna e Veneto mentre al Sud Puglia e Sicilia sono al vertice di questa particolare classifica. E’ utile sottolineare tuttavia che questi investimenti sono di diversa natura: mentre nel Nord le installazioni riguardino specialmente piccoli impianti, dunque principalmente privati cittadini e piccole e medie imprese che utilizzano le risorse che il nostro Bel Paese offre per la soddisfazione del piccolo fabbisogno quotidiano, nel Sud il fotovoltaico sta sempre più caratterizzandosi come un investimento in larga scala, facilitato dalle condizioni climatiche e territoriali. E’ certamente esemplificativo il fatto che la sola Puglia vanti il 15% della produzione di fotovoltaico italiano. In altri termini si può dire che la “cultura” del rinnovabile ceda il passo al “business del rinnovabile”, le conseguenze socioeconomiche di questo trend le conosceremo solo col tempo.

Fonte: www.i-dome.com

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L’inserimento delle rinnovabili

Le nuove energie si misurano con il territorio, ma sono necessarie regole certe. La causa delle distorsioni e delle speculazioni che si sono registrate in Italia per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili ha una causa specifica: la mancanza di linee guida. Un articolo per la rivista QualEnergia di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

Nelle ultime settimane è esplosa la polemica intorno alle rinnovabili. Fotovoltaico a terra, eolico on/off shore, centrali a biomasse, sembrano essere diventati – stando alla lettura che ci hanno restituito i mass media - i nuovi nemici dell’ambiente. Da una parte i difensori integerrimi della bellezza, dall’altra i nuovi affaristi delle rinnovabili, con tanto di corte di sviluppatori al seguito, fino alle infiltrazioni mafiose, luogo in ogni caso di corruzione e malaffare. La febbre è salita rapidamente e tra sfregi al paesaggio, facili guadagni, impianti costruiti e mai collegati alla rete, è cresciuto il rumore di fondo contro le rinnovabili.

Se ci ponessimo la classica domanda «cui prodest?» non potremmo non rilevare come dalla confusione creata si avvantaggino i settori energetici concorrenti, mentre si diffonde un senso comune secondo cui non ci sono fonti energetiche buone o cattive, ma tutte hanno qualche scheletro nell’armadio da nascondere, tanto che a gioire accanto ai petrolieri sono i nuclearisti.

Ma la domanda, per quanto offra una chiave di lettura credibile dell’impennata massmediatica, non può neanche giustificare il rifiuto dell’analisi e della difesa aprioristica del sistema delle rinnovabili in Italia. Questi anni ci consentono un primo bilancio per individuare le distorsioni e gli errori, per distinguere il fisiologico dal patologico e capire le terapie. È questo il modo migliore per rilanciare il settore.

Due i dati di partenza. È indubbio che il settore delle energie rinnovabili ha avuto un’esplosione in pochi anni. A marzo 2010 erano 6.993 i Comuni con almeno un impianto installato – pari all’86% dei Comuni -, arrivando a coprire il 20% del consumo lordo di energia elettrica, nel 2008 erano solo 3.190. È anche evidente che in questo processo ha trovato spazio la speculazione. Bisogna salvare la crescita e individuare gli strumenti per colpire la speculazione. In ogni caso, sostenere, come fanno i detrattori delle rinnovabili, che tutto il settore è in mano alla mafia o che il sistema degli incentivi favorisce la corruzione e l’infiltrazione mafiosa, per trarne la conseguenza che le rinnovabili sono sbagliate, è una falsità e un grave errore dettato dalla ricerca esasperata della polemica a ogni costo che, pur di gettare fango soprattutto sull’eolico, non disdegna insinuazioni, allarmismi e falsità. A nessuno infatti viene in mente di sostenere che i centri commerciali o la costruzione di ospedali e strade, o i rifiuti siano settori “intrinsecamente” mafiosi, perché in alcuni territori sono in mano alle mafie.

Innanzitutto va detto, senza equivoci, che il così detto far west delle rinnovabili ha un responsabile preciso: ilGoverno nazionaleo meglio i Governi che si sono succeduti dal 2003, da quando cioè stiamo aspettando le linee guida nazionali per le rinnovabili, la cui assenza ha permesso alla Corte Costituzionale di bocciare quelle che alcune Regioni si erano fatte in casa, e ha “foraggiato” il caos, nel quale hanno proliferato gli sviluppatori, si sono trovati deboli i Comuni nella trattativa con le aziende proponenti, hanno trovato cittadinanza progetti insulsi e dannosi, mentre si è consumata per l’eolico off-shore una tipica commedia all’italiana con procedure borboniche e poteri tutti centralizzati presso i ministeri. La mancanza di regole semplici e valide per tutti ha fatto impazzire il mercato, favorendo le figure di intermediari, primo luogo di infiltrazione della corruzione e della moltiplicazione delle offerte. Questo è il peccato originale delle rinnovabili in Italia e delle distorsioni che si stanno palesando nei territori.

Questo è l’elemento dirimente se si vuole davvero capire cosa sta succedendo nel territorio. Non dobbiamo confondere le cause. Sarebbe infatti un errore anche solo adombrare che le infiltrazioni speculative derivino da incentivi troppo alti. È la mancanza delle linee guida nazionali ad aver creato il caos, se dimentichiamo questo assunto non possiamo neanche procedere nella riflessione e capire quali correttivi vanno rapidamente inseriti a partire dalla modularità degli incentivi. È indubbio, come già accennato, che in questi anni siano emerse delle criticità. Su queste proviamo a intenderci. Sul territorio si incontrano tre questioni che, per ragioni diverse, possiamo considerare prioritarie: la qualità del paesaggio, la solitudine del Sindaco, il ruolo dei proponenti.

Il paesaggio, che è in genere il principale punto di attacco da parte dei detrattori, in realtà è il problema secondario, per almeno tre motivi. C’è innanzitutto un motivo tecnico: gli impianti sono sempre impianti leggeri che, esaurito il loro ciclo o divenuti desueti per lo sviluppo tecnologico, possono facilmente essere smontati, senza che rimangano ferite definitive.
C’è poi un motivo culturale: in Italia non corriamo il rischio di intaccare la naturalità dei siti, che non c’è da parecchie centinaia di anni, per il semplice fatto che gli attuali paesaggi sono stati costruiti dall’uomo, trasformazione dopo trasformazione. Gli stessi che si scandalizzano per una fila di pali a vento nulla dicono su altre ben più pesanti trasformazioni, come i centri commerciali che guidano l’urbanizzazione selvaggia consumando nuovo suolo, o le cave, che punteggiano il Bel Paese; tutti interventi irreversibili. Inoltre la bellezza del paesaggio è un fattore storico e con forti elementi di soggettività, da cui è difficile evadere: basti, per tutti, l’esempio della Tour Eiffel, ferocemente contestata al momento della sua costruzione per l’Esposizione universale del 1900, tanto che per mettere a tacere le polemiche si decise di smontarla alla fine dell’evento; dopo 110 anni la Tour Eiffel è lì, simbolo inespugnabile di Parigi, segno indelebile dello skyline parigino. Gli impianti eolici, se ben inseriti, possono rappresentare un’ulteriore evoluzione del paesaggio italiano, perché, come ci ricorda Amin Maoluf, l’identità non si dà una volta per tutte, ma continuamente si evolve. Se volete la riprova, date un’occhiata al volume “Smisurati Giganti”, recentemente pubblicato da Legambiente e ANEV: in molti territori i moderni mulini a vento aggiungono valore estetico, migliorano il paesaggio, non lo danneggiano.

C’è infine un motivo professionale. Esistono in Italia fior di facoltà che formano professionisti del paesaggio, a loro bisogna rivolgersi per ottenere il miglior inserimento possibile degli impianti nei paesaggi esistenti. È evidente che comunque esistono aree dove non si può intervenire con nessun impianto e altre per le quali deve diventare obbligatorio il contributo dei professionisti per creare nuove linee di paesaggio altrettanto belle di quelle create nel passato.
Ma da qui a negare l’indispensabilità dell’eolico in Italia ce ne corre, ed è qui che paghiamo l’assenza delle linee guida nazionali.

Altra questione delicata riguarda l’attrattiva che le offerte di impianti possono avere per i Sindaci. Stretti tra svuotamento delle casse comunali e mancanza di personale in grado di analizzare con la dovuta competenza le proposte, troppo spesso i Sindaci, inseguendo il bisogno di nuovi introiti, non si trovano nelle condizioni e con i giusti rapporti di forza per governare il fenomeno e chiedere sostanziali modifiche e diversificazioni.
C’è bisogno di una regia di area, di un coordinamento degli Enti locali, probabilmente si deve pensare a un serioprotagonismo delle Province, che metta a disposizione degli Enti locali competenze, piani di realizzazione, criteri e regole per ottenere il massimo senza deturpare il territorio o subire speculazioni insostenibili, in modo che i Comuni, soprattutto i piccoli Comuni, non si espongano indifesi alle pressioni degli operatori.

Infine, anche su questo terreno paghiamo gli effetti del decreto sblocca centrali del 2002, che ha lasciato in mano al mercato l’individuazione dei siti dove costruire centrali, con l’effetto, ad esempio nel settore del metano, di avere sul tavolo un’offerta di rigassificatori assolutamente sovradimensionata, con proposte di alcune localizzazioni decisamente impraticabili. Anche per le rinnovabili è il privato che liberamente sceglie sito, potenza, modalità realizzative, senza che ci sia una politica di indirizzo dei Governi regionali, con individuazione delle aree disponibili, delle compatibilità ambientali e delle tipologie costruttive.

Dall’insieme di questi fattori derivano le criticità più esplosive e le distorsioni da eliminare per sostenere lo sviluppo corretto delle rinnovabili. Le ferite al paesaggio (meno numerose di quel che si pensi) inferte dall’eolico, la competizione del fotovoltaico a terra con l’agricoltura, la diffusione della speculazione e dell’illegalità.
In attesa delle linee guida (nel frattempo pubblicate dal Ministero dello Sviluppo Economico, ndr), che come abbiamo detto rimane la madre di tutte le disfunzioni, per ridurre la penetrazione dell’illegalità e delle speculazioni pensiamo sia necessario proporre un codice etico che volontariamente gli operatori sottoscrivono. Sostenuto da chiare politiche di indirizzo sulle aree e sulle tipologie da parte dei Governi regionali, a cui vanno aggiunte la certezza dei tempi, la semplificazione normativa, l’eliminazione degli intermediari, il ruolo di coordinamento delle Province.

Maggior attenzione va poi dedicata dagli amministratori locali all’integrazione tra più fonti, come già succede in molti Comuni per ottimizzare le caratteristiche del territorio e dare spazio adeguato alle biomasse e in generale alle agroenergie. 825 sono i Comuni 100% rinnovabili in cui la produzione elettrica da rinnovabili supera il consumo interno, escludendo i grandi impianti dell’idroelettrico, 24 i Comuni che superano il fabbisogno termico e 15 quelli che superano sia il fabbisogno elettrico che termico. Mentre attraverso la modularità degli incentivi va indirizzato il mercato a non occupare aree agricole con mega impianti di fotovoltaico, utilizzando piuttosto i tetti di capannoni e costruzioni, le aree degradate, le cave e le terre abbandonate.

Ma alla base di qualunque ragionamento su come governare nel territorio la diffusione delle rinnovabili, con molta chiarezza dobbiamo dire che oggi ci troviamo di fronte a una priorità indiscutibile: i cambiamenti climatici. Questo il punto di partenza di ogni ragionamento. I cambiamenti climatici si combattono con l’efficienza energetica e con le rinnovabili.
L’una e l’altra azione comportano anche una buona risposta alla crisi economica, non solo per le nuove filiere industriali, ma anche per ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico. Bastano questi accenni per capire che la partita che si gioca intorno alle rinnovabili ha bisogno, oltre che di regole certe, di una visione strategica per il futuro del Paese. Ridurre le emissioni e la dipendenza energetica, favorire lo sviluppo di un’economia a basse emissioni di CO2, sostenere la diffusione di stili di vita, personali e collettivi, a zero emissioni, nei trasporti come nell’abitare, investire nella ricerca di tecnologie sempre più avanzate sia per l’efficienza energetica che per la produzione di energia rinnovabile, rappresentano la risposta più intelligente e più efficace sia per contrastare i cambiamenti climatici sia per rispondere alla crisi economica.

Tutto ciò passa obbligatoriamente attraverso la generazione distribuita sul territorio, che vuol dire eliminazione delle megacentrali, vicinanza tra luogo della produzione e luogo del consumo di energia, massima flessibilità e articolazione nell’approvvigionamento energetico a seconda delle caratteristiche del territorio. Senza tutto ciò anche la battaglia contro il nucleare diventa meno credibile.

Vittorio Cogliati Dezza (Presidente Legambiente)

Fonte: www.qualenergia.it

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Più tempo disponibile per il conto energia 2010

Non più il 31 dicembre 2010, bensì il 30 giugno 2011. Slitta la data entro la quale dovranno entrare in esercizio gli impianti fotovoltaici per poter continuare a godere delle tariffe incentivanti del secondo conto energia, quello attualmente in vigore e che lo sarà fino a fine anno.
Il colpo di scena arriva con l’approvazione, ieri mattina al Senato, di un emendamento al cosiddetto “decreto energia” (d.l. 8 luglio 2010, n. 105) che passerà all’esame della Camera la settimana prossima ma che, essendo “blindato”, non dovrebbe subire modifiche.

L’emendamento in questione modifica il provvedimento con cui si stabiliva che potevano accedere agli incentivi attuali solo gli impianti entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2010, (ossia il comma 1 dell’articolo 2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 2010, n. 41) è lo sostituisce così: “Le tariffe incentivanti di cui all’articolo 6 del decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 19 febbraio 2007 (…) sono riconosciute a tutti i soggetti che, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 5 del medesimo decreto ministeriale, abbiano concluso, entro il 31 dicembre 2010, l’installazione dell’impianto fotovoltaico, abbiano comunicato all’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione, al gestore di rete e al Gestore dei Servizi Elettrici-GSE S.p.a., entro la medesima data, la fine lavori ed entrino in esercizio entro il 30 giugno 2011.”

Quindi, se il decreto così emendato passerà, per godere degli incentivi attuali (anziché di quelli rivisti al ribasso del conto energia 2011) non occorrerà più che sia effettuata la richiesta all’Enel in tempo utile (cioè il 15 novembre 2010 per gli impianti semplici) e che l’impianto entri in esercizio entro il 31 dicembre 2010. Basterà che entro quella data  l’impianto sia finito (lo certificherà l’asseverazione di un tecnico abilitato) e la richiesta di allacciamento presentata, a quel punto per l’entrata in esercizio ci sarà tempo appunto fino al 30 giugno.

Ispezioni e controlli affinché nessuno bari sono delegati al gestore di rete e al GSE, mentre l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, entro 90 giorni dalla conversione del decreto, dovrà approntare delle regole per evitare “fenomeni di prenotazione di capacità di rete per impianti alimentati da fonti rinnovabili per i quali non siano verificate entro tempi definiti le condizioni di concreta realizzabilità delle iniziative, anche con riferimento alle richieste di connessione già assegnate”

“L’emendamento -spiega a Qualenergia.it il senatore Francesco Ferrante (PD) – è stato introdotto per evitare che a causa di ritardi nelle procedure di connessione da parte del gestore di rete molti impianti perdessero il diritto ad accedere al vecchio conto energia. Con una finestra così ampia tra la domanda di allacciamento e la data entro cui l’impianto deve entrare in funzione, e con le regole di garanzia che l’Autorità stabilirà, questo non dovrebbe più accadere”. Insomma, un emendamento per evitare ingorghi nelle procedure di connessione con il quale passaggio dal secondo al terzo conto energia sarà più morbido.

Sotto lo schema incentivante del prossimo conto energia ricadranno, dunque, solo gli impianti che non saranno pronti e non avranno effettuato la richiesta di connessione entro il 31 dicembre 2010 o che comunque non saranno entrati in esercizio oltre il 30 giugno 2011.

Fonte: www.qualenergia.it

L’energia solare costa meno di quella nucleare

Lo studio del professor di Economia alla Duke University, John Blackburn, è destinato a far discutere. Al centro della ricerca ci sono i costi di produzione dell’energia. E stando ai risultati, oggi in America costa meno quella solare di quella nucleare. Insomma, le energie rinnovabili vincono anche la sfida che più interessa ai consumatori: la guerra dei prezzi.

“Il solare fotovoltaico (energia solare più eolica) ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare”, afferma Blackburn nell’articolo Solar and Nuclear Costs (ripreso dal New York Times ieri). “Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora”. A leggere bene, lo studio è un po’ fazioso. Il termine di paragone sono le future centrali nucleari previste in North Carolina, che hanno costi di attivazione elevati. In pratica Blackburn ha comparato i prezzi inserendo i costi per mettere in attività i due sistemi e chiaramente costruire una centrale nucleare comporta una spesa non indifferente e certamente più elevata. Poi alla lunghissima questi costi si riducono, ma nel medio-lungo periodo non c’è competizione: il solare fotovoltaico costa meno. E in più non presenta controindicazioni per la sicurezza.

Oltre ai rischi, il nucleare quindi sembra superato da energie pulite. Entrambi i metodi di produzione hanno pro e contro da soppesare nella bilancia di confronto. Senza dubbio lo studio di Blackburn attirerà critiche e repliche e sicuramente riscuoterà diffusi consensi.

Fonte: www.libero-news.it

Energie rinnovabili: elettricità dalle acque reflue dei palazzi

In tema di energie rinnovabili molto interessante è la possibilità di ottenere elettricità dalle acque reflue dei palazzi. È questa l’idea piuttosto innovativa portata avanti da Tom Broadbent, giovane designer britannico, che ha messo a punto un prototipo di una macchina, la quale è in grado di ricavare energia elettrica dalle acque reflue che passano nelle tubature dei palazzi. Si tratta di un progetto molto originale, che dimostra come è possibile utilizzare in modo intelligente i nostri sprechi, risparmiando e agendo nel rispetto dell’ambiente. HighDro Power è il nome dell’invenzione.
Esso si pone nel nome della realizzazione di un impatto zero sull’ambiente. La macchina in questione è capace di trasformare in energia elettrica i flussi che provengono dagli scarichi dei bagni e degli elettrodomestici. Il tutto è possibile per mezzo di una turbina a quattro pale, la quale riesce a mettere in moto un generatore elettrico. Il progetto in questo modo consente di mirare alla tutela ambientale.

Il prototipo realizzato è funzionante, anche se non è stato ancora applicato ad un palazzo. In ogni caso appare come una soluzione in grado di riservare importanti potenzialità. Non è altro che un vero e proprio impianto idroelettrico, che può essere impiegato in maniera utile, utilizzando una fonte rinnovabile come appunto le acque reflue. Il processo di produzione di energia non determina così nessuna forma di inquinamento ambientale.

In sostanza il progresso e i consumi che esso comporta possono essere facilmente conciliati con la salvaguardia dell’ambiente. Basta soltanto sfruttare in modo innovativo le idee giuste.

Fonte: www.ecoo.it

Leucemia ko grazie alla quercetina

Leucemia ko grazie alla quercetina. C’è una nuova scoperta tutta italiana sulla strada della lotta alla leucemia linfocitica cronica, la forma più diffusa tra gli adulti (22-30% dei casi di leucemia), colpisce circa 1-6 persone su 100.000. Uno studio di Gian Luigi Russo, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino, l’Isa-Cnr, è stato pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica inglese British Journal of Cancer.

Pare che la quercetina, molecola antiossidante contenuta in alimenti molto diffusi nell’alimentazione Meditarranea come cipolle, capperi, tè verde, mele, uva, vino rosso e sedano possa essere la svolta.

La quercetina appartiene ai fitochimici, molecole di origine vegetale capaci di attività chemio-preventiva. Potrebbe essere quindi usata nella prevenzione e nella cura delle leucemie. E’ infatti in grado di essere meglio tollerata dall’organismo essendo meno tossica, anche in dosi elevate. Le sperimentazioni vanno avanti. Russo spiega che il meccanismo di azione di questa molecola si basa sulla sua capacità di bloccare il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale, oppure di invertirlo, se è già in atto.

Non basta però mangiare gli alimenti che contengono quercetina per ottenerne benefici. Con la dieta è possibile infatti assumerne al giorno solo 25-30 milligrammi in media, troppo pochi per avere un’efficacia antitumorale. Per essere efficace ne servono quantità farmacologiche. Russo spiega di non tentare integrazioni fai da te, perchè massicce dosi di antiossidanti in persone sane e senza monitoraggio potrebbero addirittura essere pericolose per la salute.

Fonte: www.dottorsport.info

Inquinamento mare: Goletta Verde di Legambiente a Crotone

La lotta all’inquinamento del mare è l’obiettivo principale di Goletta Verdedi Legambiente, in questi giorni a Crotone per un’altra tappa della campagna, che da diversi anni viene portata avanti con un certo riscontro proveniente da più parti. A Crotone in particolare l’oggetto di interesse è costituito dalle acque locali e dalle coste, di cui Goletta Verde prende in considerazione lo stato di salute. Ma gli intendimenti di questa campagna ambientale vanno ben oltre. Infatti tra gli scopi da raggiungere può essere annoverata anche la valorizzazione della biodiversità.

Da non dimenticare la promozione delle aree marine protette e la lotta contro la non adeguata gestione dei litorali. D’altronde tutte queste problematiche non possono essere sottovalutate, perché rappresentano una questione fondamentale nell’ambito della tutela dell’ambiente. In particolare la lotta contro l’inquinamento del mare è il punto centrale di una strategia a favore dellasalvaguardia dell’ambiente.

L’inquinamento dell’acqua è uno dei problemi che vanno affrontati con senso di responsabilità, soprattutto cercando di vedere le acque marine come un patrimonio prezioso e ineguagliabile, che va preservato dalle speculazioni e dalle ecomafie, in vista dell’istituzione di un turismo ecosostenibile. Ma non è solo il mare l’oggetto di interesse di Goletta Verde. La campagna ambientale di Legambiente infatti rivolge la sua attenzione a tutto il nostro patrimonio idrico.

Il tutto viene attuato per mezzo di un monitoraggio attivo che ha lo scopo di controllare le foci dei fiumi, i laghi, la presenza e il corretto funzionamento dei depuratori, in modo da poter agire concretamente contro gli scarichi illegali.

Dalle rinnovabili il 100% dei consumi delle famiglie, ma con l’idroelettrico

La produzione complessiva da fonti verdi è giunta a coprire nel 2009 l’intero consumo di elettricità delle famiglie italiane. La produzione «verde», rivela un’elaborazione dell’ Ufficio studi della Confartigianato, nel 2009 è balzata del 19,2% rispetto al 2008, arrivando a una quota di produzione di 69.330 gigawattora, oltre quindi i 68.924 gigawattora dei consumi casalinghi. Tra le energie verdi però il solare resta il fanalino di coda nel quadro nazionale delle fonti rinnovabili (la quota più importante è quella idroelettrica con il 70,9%). Il primato della regione «verde» spetta alla Val d’Aosta dove la produzione elettrica da fonti rinnovabili supera di addirittura quattro volte i consumi interni; al secondo posto il Trentino Alto Adige, una volta e mezzo i consumi, entrambe regioni montane con impianti idroelettrici. Ma ampie quote di consumo vengono però soddisfatte anche in Calabria (56%), Molise (49,6%), Abruzzo (39,5%), Basilicata (35,2%) grazie ad eolico e fotovoltaico. Se si esclude l’idroelettrico, certifica l’ufficio studi della Confartigianato, il 47% della produzione da rinnovabili si concentra, infatti, nel Mezzogiorno, il 31% nel Centro e il 21% al Nord.
Pur se ancora sotto la media europea, il peso delle rinnovabili sui consumi sta crescendo di più in Italia che altrove: pari a 1,6 punti, contro l’aumento di 1,1 punti della Spagna, di 0,8 punti della Francia, di 0,5 punti del Regno Unito e la diminuzione di 0,1 punti della Germania.

Fonte: www.ilgiornale.it

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